Trentuno giorni di terrore …nel bel paese – Capitolo 1

di Alice Musilli VH
Castello della rotta,

ai Torinesi questo nome sarà familiare.

Ad una decina di chilometri da Moncalieri, questa ex casaforte è ormai abbandonata, si diceva, lasciata agli spiriti di templari ed ex nobili . Per questo Giorgio aveva ben deciso, quella sera del 1 Ottobre, di andarci armato di torcia, una mazza in caso in cui avesse trovato tossici, e il suo amico Leonardo.

Leonardo aveva i capelli biondo sporco, lentiggini e un cuore più fragile di un pezzo di vetro. Odiava quel tipo di posti, al contrario del suo compagno riccioluto.

Il castello aveva la forma di un quadrilatero con una imponente torre di vedetta

“ sai, dentro c’è un grande cortile interno, stalle, magazzini e sotterranei!” disse tutto eccitato Giorgio.

“ io continuo a ribadire quanto questa sia una cattiva idea” balbettò Leo

“ non fare il fifone!”
“Non ho paura per quelle scemenze dei fantasmi, Giò. Siamo a due passi dall’autostrada e lì c’è una telecamera, Ci sgameranno e ci cacceranno, ​​piciù!”

“ mio fratello è entrato due volte e non gli è mai capitato nulla”
“grazie a tanta fortuna e al suo essere un energumeno, si!”
“se non hai paura, entra prima tu! dai, mister chierichetto, vai!”
“ No seriamente sto avendo paur-” in quel momento qualcuno picchiettò sulla finestra.

I due ragazzi si guardarono per alcuni lunghi minuti, comunicando in silenzio sul da farsi.

“no, io me ne vado, ” esclamò Leonardo, girandosi per andarsene.

in quel momento sentì la terra sparire sotto di sè.

il giovane biondo strillò, per qualche attimo vide nero. Pensò di essere morto.

Poi sentì i suoi piedi toccare di nuovo terra.

Non era tutto nero. La luce soffusa della luna entrava da delle finestre…delle finestre con delle sbarre.

Con stupore Leonardo realizzò di essere dentro il castello della rotta.

Era seduto su su un divanetto di velluto rosso, davanti a lui un tavolino con un candelabro

“ohh, finalmente ti sei svegliato!” qualcuno si sedette su una poltrona di fronte a lui: un giovane dalla pelle abbronzata e i capelli mossi e neri.

“quella trappola era lì dalla seconda guerra mondiale, certo hai avuto una bella sfortuna a caderci sopra”
“Trappola?? seconda guerra mondiale????” 

“ si?”

“quel coso era un buco nero!”
“ una distorsione volumo-temporale, ignorante”
“che diamine significa?!”

“ Cosa ti aspetti da uno stregone?”
“UNO STREGONE?!”

Leonardo  stava per sentirsi male, stava avendo dei piccoli spasmi.

Aveva gli occhi strabuzzati. 

Il moro sbuffò, lasciandosi cadere sullo schienale, “rilassati belli occhi, non sei qui per essere sacrificato”

“c-cosa vuoi farmi..?”
“ farti un tè, chiacchierare e farti uscire… se vuoi posso farti fare anche un tour, ho sentito te e il tuo amichetto che farneticavate di voler entrare”

Leonardo lo fissò confuso “ vuoi…chiacchierare?”
“grazie al giovanna! Ma lo sai io quante persone incontro in un anno?! ne incontro 2, se ho fortuna e la luna mi accompagna! ma hey, Chi veu stâ ben piggie o mondo comme ven”
Il biondo lo guardò confuso, “ non sei di qui..?”
“Sono di Triora”
“Triora?”
“Liguria, ignorante”
“basta chiamarmi ignorante!”
Lo stregone lo guardò ghignando. I suoi occhi divennero verde neon, “cosa mi farai sennò, brighella?”

Leonardo divenne pallido, sentì il cuore salirgli in gola. Per la paura si accasciò in avanti.

Il ragazzo si tirò su dalla sedia, si concentrò sul biondo, che si fermò a mezz’aria. Lentamente lo fece stendere sul divanetto

“ oh piccolè non farmi prendere sti spaventi però!” Lo stregone imprecò, facendo un movimento con una mano. Apparì un bicchiere con dell’acqua zuccherata.

Leonardo aprì gli occhi e vide il viso scuro del ragazzo davanti al suo. Le ciocche di capelli che gli solleticavano il viso gli fece capire di essere steso

“ non farlo mai più hai capito??” 

“ oh scusa se sono sbattuto a terra”
“ sai usare il sarcasmo? mi stupisci” il moro ridacchiò passandogli il bicchiere. Leonardo rifiutò

“non voglio nulla, sto bene…”
“mi sei sbattuto a terra davanti l’occhi, occhi belli”
“…per la paura” 

Il ragazzo non era bravo a mentire. Lo stregone rise, tornando a sedersi.

 Aveva una risata piacevole da sentire

“Io sono Debra, comunque”
“Debra? non è il diminutivo di Deborah?” Per qualche momento il biondo temette di aver scambiato una ragazza per un maschio.

“nah-ah, è il diminutivo di Deaboras”
“Deaboras..? non mi sembra un nome italiano”
“è Wiccan, la lingua usata da streghe e warlock”
“che significa..?”
“signore oscuro”

“rassicurante…” 

Il moro ridacchiò, “ quando te la senti di alzarti se vuoi ti mostro il posto, per davvero”
“sei serio..?”

“si! giuro che non fa paura come sembra, aspetta” Debra si allontanò per poi tornare con altri due enormi candelabri fluttuanti al suo seguito.

Ora che era meglio illuminata la camera faceva molto meno paura. Era disordinata esattamente come quella di Leonardo.

“ forza dai, seguimi” incitò Debra, “ ti mostro il resto del posto”.

Seppur indeciso il ragazzo decise di seguirlo. Vide il resto del castello, Debra sembrava rendere l’aria più rassicurante. Dove passava lui le luci si accendevano e l’aria diventava piacevolmente calda.

Arrivati alla porta, Leonardo si girò verso lo stregone, che stava tornando dentro la sua dimora

“Debra, ci vedremo di nuovo?”

Il moro si girò esterrefatto. Nessuno, delle varie persone che lo avevano incontrato, glielo avevano mai chiesto.

“ sei una persona davvero simpatica.. è un peccato che tu debba stare da solo” disse il giovane.

Debra gli sorrise, “ farò il possibile per farlo accadere”

La porta si aprì e Leonardo si accorse che era già mattina.

Era rimasto lì l’intera notte, e di Giorgio nessuna traccia.

Tornò a casa e nessuno gli chiese mai nulla. Insomma, era normale che i ragazzi di quell’età facessero una serata fuori, no?

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