Per chi suona la campanella

della prof.ssa Maria Palumbo e della IF (a.s. 2020/2021)

Una settimana fa la scuola ha riaperto i battenti dopo mesi di didattica a distanza trascorsi fra polemiche, perplessità, proteste ed infinite discussioni tra fautori del rientro in presenza e scettici timorosi per il propagarsi dei contagi. Non è questa la sede per discutere le ragioni dei favorevoli e dei contrari, ma l’emozione nel risentire il suono della campanella è stata grande per tutti, adulti ed adolescenti. Purtroppo non è stato possibile riprendere le lezioni completamente in presenza: ogni giorno le classi si dividono in due gruppi, uno in aula, l’altro a casa davanti al pc, la cosiddetta didattica mista.

In occasione di un laboratorio di scrittura gli studenti della 1°F sono stati invitati a descrivere il loro stato d’animo al rientro fra i banchi, sia pure in modalità mista. Di seguito un collage dei loro pensieri: emerge una descrizione corale del loro 1° giorno di scuola dopo mesi di didattica a distanza, vissuto tra speranze, gioia, emozione ed anche un po’ di timore.

 Il 3 Febbraio siamo tornati in presenza per la prima volta dopo mesi e abbiamo iniziato con la

fantastica did. Fantastica per modo di dire perché in verità non è molto efficace come sostituzione

della scuola. Il primo giorno in presenza infatti mancava l’altra metà di cuore, che ritornerà in

salute e a battere senza impicci solo quando torneremo tutti.

 Finalmente dopo nove mesi di DaD si ritorna in presenza. Mia mamma come sempre si è offerta di portarmi a scuola: quel piccolo viaggetto si tramuta in un modo per poter chiacchierare con me, per motivarmi o anche per ascoltare le mie preoccupazioni e speranze. Arrivo davanti al cancello e mi spunta inconsciamente un sorriso, nel rivedere i miei compagni lì a parlare come ai

vecchi tempi, anche se non c’erano tutti. Ci raccontiamo le novità e come sempre condividiamo lpreoccupazioni e consigli per la giornata.  È bello rivedersi, poter ridere insieme dal vivo e non aver paura di creare rimbombo accendendo i microfoni

A giorni alterni, la mia routine mattutina oscilla tra didattica a distanza e ritorno in presenza, ieri ad esempio mi è toccato stare a casa. Ho visto i miei compagni partecipare pian piano alla videochiamata ed ho notato solo in quel momento che c’era solo una parte della classe e che la parte restante era in presenza, perché a dirla tutta ancora non mi sono abituata. Poco dopo, tra i vari quadratini il mio occhio è caduto sulla parte di schermo dove protagonisti erano miei compagni di classe che ci salutavano calorosamente dalla nostra aula,  tutte quelle mani alzate che si muovevano mi hanno fatto sentire come se fossimo in due dimensioni opposte, tanto distanti, quando in realtà era solo scuola-casa, suscitando in me felicità nel vederli ma allo stesso tempo la malinconia per non poterli avere tutti vicino.

Mercoledì 3 Febbraio 2021. Il momento tanto atteso è arrivato, finalmente abbiamo l’opportunità di poter ritornare a svolgere le lezioni in presenza, anche se con modalità abbastanza diverse. Sono le 6, la sveglia suona e l’ansia da “primo giorno”, dopo ben quattro mesi di didattica a distanza, si fa sentire. Quasi non mi sembra vero, dopo essermi preparata, scendo di casa e mi dirigo verso la stazione della cumana. Mentre aspetto il suo arrivo, rifletto su quanto tempo sia passato dall’ultima volta in cui mi sono svegliata così presto, con tantissime energie e nuove speranze su cui non riflettevo da molto tempo per l’ansia che mi trasmetteva e che in parte mi trasmette ancora la dad. Intanto la cumana è arrivata, c’è distanziamento tra le persone, ognuno indossa la mascherina ma comunque si crea un ambiente davvero deprimente, ognuno ha paura dell’altro.

Inizia l’ennesima giornata di dad. Mi sveglio rigorosamente alle otto meno cinque già con il mal di testa ormai perenne da quando le scuole sono state chiuse. Mi avvicino alla scrivania ancora con gli occhi socchiusi e accendo il PC per seguire le lezioni. A differenza degli altri giorni, però, oggi metà della classe sarà in presenza e non essendo in quella metà, mi chiedo come sarà la giornata.  Vedo i miei compagni in presenza attraverso una finestra chiusa e mi vengono in mente i ricordi dei primi anni quando ancora eravamo tutti in presenza, rimpiango i momenti in classe con i compagni e i rapporti umani con i prof.

Sento il suono martellante della mia sveglia blu, stropiccio gli occhi e non so nemmeno che

giorno sia.

è strano, dovrebbe essere marzo e invece sento i brividi sulla mia pelle e addosso ho un

pigiama pesante. In che mese ci troviamo?

“Sara, Sara, Sara, svegliati non fare tardi!” ancora devo comprendere dove sono e mia

madre, conoscendomi, ripete :”Sara dai svegliati! È il primo giorno di scuola!!! Non sei

emozionata?!?  Entro e vedo le aule mezze vuote, gli alunni distanziati, come impauriti gli uni dagli altri o intenti a iniziare un compito di greco… Le lezioni iniziano e finiscono con la stessa velocità e a un tratto mi manca il respiro: sarà per caso la paura o questa strana museruola bianca?

Le luci sono spente, mi trovo al buio e riesco a orientarmi nella stanza solo grazie alla luce

blu del mio computer.

“1 liceo sezione F” dice la schermata. Da quanto sono cresciuta così tanto? Il tempo è

passato e non mi sono resa conto dei miei cambiamenti.

La luce accecante della videolezione a prima mattina ha abbagliato i miei occhi per mesi

facendomi vedere solo l’apparenza, il superfluo.

Adesso che ho rivisto il sole delle sette del mattino riesco a vedermi per ciò che sono: una

ragazza sperduta, come se avessi vagato nell’isola che non c’è costituita dalle false

speranze per mesi.

E invece eccoci qui, inizia la DID e sono nel mio letto a bere del tè.

La connessione si perde, la prof a fatica riesce a collegarsi e sente a stento la nostra voce.

I suoni arrivano come da un altro pianeta e noi tutti, me compresa, ci sentiamo degli

extraterrestri che provano a comunicare con gli umani.

“Prof, prof! Potrebbe avvicinarsi? per favore non la riusciamo a sentire. Si avvicini al

microfono per favore.”

Siamo divisi, completamente, e la distanza fisica è minore rispetto a quella delle nostre

anime.

Prima almeno eravamo tutti nella stessa identica situazione, mentre ora è a giorni alterni ed

ognuno ha i suoi interessi. Gruppo uno e gruppo due

Ho vissuto in sole 6 ore un continuo susseguirsi di emozioni ad esempio la felicità dovuta al fatto che avrei rivisto le stesse persone che vedevo attraverso uno schermo davanti ai miei occhi in carne ed ossa. Ho avuto paura a causa di un virus non ancora sconfitto: I miei compagni ed io siamo stati molto responsabili nel mantenere le dovute distanze anche se la tentazione di stare vicini era forte. Un altro sentimento è stata la curiosità di dover affrontare una scuola non del tutto “normale” per tutti i cambiamenti a cui è stata sottoposta: per esempio vedere la scuola con pochissimi alunni mentre prima era piena di ragazzi che ridevano, parlavano, si abbracciavano. Alla fine dei conti è stato un bel primo giorno ma non era la normalità che tanto speravamo.

Il ritorno da scuola mi era mancato. Quella gioia che solo l’ultima campanella è in grado di farti provare. Tornata a casa ripenso a quanto sia stata bella e al tempo stesso strana la mia prima giornata in presenza a scuola dopo diverso tempo. Perché alla fine è a scuola, quella reale e non virtuale, che si vivono le emozioni più belle.

Sveglia all’alba. Accendo il computer. Clicco sul link della riunione. “buongiorno professoressa.” Eccomi qui catapultata in una lezione di italiano, nonostante io fossi ancora in pigiama e nel letto. Il tempo passa, ma fin troppo lentamente, chi è in classe interagisce fisicamente con i professori, facendo domande e intervenendo, noi da casa non possiamo fare altro che un ascolto passivo e intervenire solo quando è richiesto altrimenti rimbombano tutti i microfoni. È arrivata la fine delle lezioni: chi è in classe esce e prende un po’ d’aria magari andando a fare anche una passeggiata prima di avviarsi a prendere il mezzo pubblico, mentre io e gli altri da casa ci limitiamo a cliccare il tasto “chiudi chiamata”. Che infinita tristezza.

Ieri mattina, accompagnate dalla mamma della mia amica,  io, Sara e Simona, ci siamo dirette a scuola, recuperando quelle risate che da tanto ci erano state private. La mia felicità, una volta poggiati i miei libri sul banco, dopo averlo disinfettato, è stata immensa, perchè finalmente se mi giravo non vedevo un armadio, ma volti amici, e finalmente potevo guardare le mie professoresse negli occhi e avere la possibilità di rivolgermi a loro senza preoccuparmi dei problemi d’audio.

Questa DiD devo ancora inquadrarla bene, ma a primo impatto non mi piace proprio, preferivo o tutti in presenza o tutti a casa, uniti tra risate e paura di essere interrogati, spero di ricredermi ma per il momento non mi convince affatto.

 Mi sono svegliata alle 6:50 (cosa mai successa prima), mi sono preparata in tutta fretta per paura di fare tardi il primo giorno sono corsa in macchina in compagnia di mio padre che mi ha accompagnato. Giunta in classe è iniziata subito la lezione di filosofia e mi sono immediatamente catapultata in una realtà totalmente diversa da quella in cui ormai per monotonia mi ero abituata in Dad. I professori spiegano e scherzano e il tempo vola e non me ne rendo neanche conto. Passa la prima ora, cosí anche la seconda e la terza e man mano le altre, secondo un ritmo continuo ed ininterrotto, tra saluti vari e incontri con i nostri vecchi insegnanti del ginnasio che affettuosamente si preoccupano sempre di noi. La mia attenzione durante le lezioni rimane stabile e per nessun motivo mi distraggo dal notare tutti i particolari di ciò che sta accadendo, quasi come se non volessi perdere nulla di quella giornata  e godermi tutto al massimo. Suona l’ultima campanella ed è già ora di tornare a casa

Quando la mattina ho aperto gli occhi, mi faceva parecchio strano che sarei tornata tra quei banchi.

Arrivati in classe, eravamo tutti composti nei nostri banchi, come se fossimo tutti un po’ intimoriti.

Quando la prima professoressa é entrata in classe, è stato strano rivederci da “vicino” però abbiamo passato un po’ di tempo a chiacchierare di quanto fossimo diversi e di quanto fosse importante interagire di persona tra noi.

Nel momento in cui la professoressa è entrata in classe, ci siamo connessi con i nostri compagni in Dad, non smettevamo di salutarci, come se fosse la cosa più strana del mondo fare lezione da due posti differenti.

In quel momento mi sono passati parecchi momenti vissuti negli anni precedenti insieme ai miei compagni di classe, e solo allora mi sono resa conto di quanto mi mancasse anche la scuola.

“Lux, lux, amore alzati, sono le 7.50”

Mamma mi sveglia con la sua dolce voce, ma il mio stato d’animo è tutt’altro che calmo. Mi levo a sedere, scendo dalle scale del mio letto e mi trascino fino al piano di sotto e inizia la fottuta routine quotidiana: scalda l’acqua, metti il tè, spremi il limone, inzuppa qualche biscotto, bevi, cambiati, accendi il computer, connettiti. La luce blu del monitor mi stordisce per un momento e, come al solito, google si blocca e non mi consente di proseguire. Bene, riavviamo google, digitiamo meet, apriamo il sito, entriamo. Siamo in 12. No, non è un’epidemia globale, o meglio: sì, è un’epidemia globale e la classe è dimezzata in due gruppi. Gruppo 1 in DAD, gruppo 2 in presenza. Divisi, separati, lacerati. Un corpo in due metà. Senza parlare poi dei problemi di connessione, dei microfoni che emettono versi disumani e suoni insoliti, alieni, la connessione che va e che viene, come stesse passeggiando per il molo, una parola-chiave storpiata, una citazione copiata da internet, un’interrogazione a libro aperto, un compagno in presenza che deve andare in bagno. Un inferno. E’ tutto così opprimente, asfissiante, dilaniante. Tutto così finto. Tutto così tecnologico, eppure sembra un medioevo. È, un medioevo. Le ore passano in fretta, così in fretta che nemmeno me ne rendo conto, scandite dai tratti che la mia penna blu solca su mille fogli, e dai minuti che passano paradossalmente lenti sul piccolo orologio di meet.

Grazie a Vittoria Federica Lucrezia Mariafrancesca Giuseppina Monica Giulia Simona Luisa Simona Sara Annalaura Chiara Germana Martina Davide Emanuele Martina Eleonora Daniel Sara Federica per averci reso partecipi delle loro emozioni, uniche ed irripetibili, e bentornati a scuola!

One thought on “Per chi suona la campanella

  • 11 Febbraio 2021 in 2 h 46 min
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    Cari ragazzi,i vostri pensieri profondi e belli,spesso dolorosi ma sempre veri, ci lasciano senza parole.Grazie per averci reso partecipi delle vostre emozioni che ,nonostante tutto e a dispetto di tutto ,arrivano al nostro cuore.

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