Ascoltando Paolo Siani
di Amalia Nasti (4B)
Il 9 febbraio scorso ho avuto la possibilità di incontrare a scuola Paolo Siani, il fratello di Giancarlo, che ha illustrato a noi studenti del Pansini l’eredità lasciata dal giornalista ucciso.
Il giornalista che ci è stato raccontato era un ragazzo giovane e pieno di energia e dedito al suo lavoro. Era deciso e fermo nel trascrivere nelle sue pagine solo la verità, tutto ciò che trovava in qualsiasi circostanza senza mentire e omettere nulla. Nei suoi testi si trovano anche molte cronache che denunciano gli incidenti sul lavoro e la mancanza di sicurezza di quegli anni. Era un ragazzo intelligente che comprese e riuscì a raccontare molte verità scomode prima ancora degli investigatori e della polizia, argomenti su cui Giancarlo indagò spinto dalla curiosità e dal dovere di raccontare. Le risposte che trovò, interessi e connivenze che prima erano seppelliti tra le oscurità del malaffare e che senza di lui probabilmente non avremmo mai conosciuto, gli costarono la vita.
Tutto ha inizio quando Giancarlo è chiamato a Torre Annunziata, terra alle falde del Vesuvio ed epicentro di molti traffici illegali. Lì Giancarlo giunge con la sua Mehari, un’auto a cui teneva e che lo rendeva soprattutto molto riconoscibile, dato il suo colore verde acceso, in cerca di spunti per la sua cronaca. Si imbatte in una notizia che gli si presenta subito come anomala: legge su un quotidiano una particolare notizia in prima pagina, non firmata, che racconta di come fosse stato arrestato un boss della camorra di altissimo rango ad un posto di blocco di polizia. Giancarlo dubita del contenuto del testo, decide di indagare a fondo sull’accaduto: chiama anche la centrale di Polizia per dare un fondamento alle sue ricerche. Il giorno dopo pubblica il suo articolo sulla vicenda, smentendo la notizia del giorno prima. Non era stato un caso se la polizia aveva arrestato il capo camorrista di Marano ad un posto di blocco qualsiasi: la presenza del boss di Marano in quel preciso momento su quella strada era stata preannunciata tempo prima dal boss del Clan Nuvoletta di Torre Annunziata. Giancarlo rivelò ai lettori un tradimento tra due grandi attori appartenenti ai piani alti della malavita napoletana.
Con la sua penna scriveva la sua storia, le sue indagini, insomma dava vita alla sua passione: scrivere, comunicare, fare conoscere. Ma purtroppo firmò anche la sua morte a partire proprio da quell’articolo. La sua verità scomoda attirò su di sé l’attenzione dei clan ma non per questo egli si fermò, Giancarlo non era uno che lasciava i casi facilmente, ma era curioso e disposto ad andare in fondo alle notizie che trovava.
Le indagini che decise di compiere da solo, senza dire una parola a riguardo e senza informare neppure la famiglia (Paolo, il fratello, non ne sapeva nulla), misero Giancarlo a rischio. Purtroppo era allo scoperto e praticamente tra le grinfie della camorra.
Dopo varie ricerche, Giancarlo mise ordine tra i suoi appunti e scrisse tutto ciò che aveva scoperto, e cioè che Nuvoletta non solo era capo del proprio clan ma aveva rapporti stretti con la mafia Siciliana.
Durante l’incontro, Paolo Siani ha tenuto a precisare come Giancarlo fosse molto preoccupato: era sì una figura coraggiosa, ma pur sempre un essere umano.
Sono passati 40 anni dalla morte di Giancarlo, ucciso a 26 anni da un colpo secco di pistola. Giancarlo chiese di essere scortato dalla polizia, subì molte minacce per telefono. Purtroppo nella polizia vi era una talpa del clan Nuvoletta che avrebbe dovuto scortare Giancarlo ma che non lo protesse lasciandolo in balia dei suoi aguzzini. Solo 10 anni dopo lamorte di Giancarlo tutta la verità venne a galla, anche grazie all’ instancabile animo di Paolo Siani, suo fratello maggiore, medico e presidente dell’associazione POL.I.S in aiuto e difesa delle vittime della mafia. Senza la sua lotta per non perdere la memoria di Giancarlo, sarebbe stato seppellito con i segreti che aveva svelato.
Infine mi concedo anch’io un piccolo pensiero per Giancarlo, perché durante l’incontro ho sentito un’emozione particolare. È strano dirlo ma mentre Paolo ci parlava mi sembrava che Giancarlo fosse seduto al suo fianco per tutto il tempo, come non se ne fosse mai andato e stesse con noi a guardarci negli occhi mentre noi ascoltavamo suo fratello maggiore che ci narrava la sua storia e soprattutto la sua lezione. Magari avrebbe sorriso. Chissà.

