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Aristotele e il giavellotto fatale

di Arianna Infranca (4A)

Il Filosofo e l’Assassino: Aristotele tra logica e delitto

M.Doody, Aristotele e il giavellotto fatale (2000)

Durante le vacanze natalizie ci è stata assegnata la lettura di un giallo storico da parte della nostra professoressa di italiano. Il libro in questione è intitolato Aristotele e il giavellotto fatale ed è stato scritto da Margaret Doody.

L’autrice canadese è celebre perché ambienta i suoi racconti nell’Attica classica e rimane totalmente fedele al contesto storico e filologico, proprio come accade nel romanzo che ho letto durante questi giorni.

Tutta la trama si articola intorno all’omicidio di un giovane alunno, Sogene, morto colpito da un giavellotto durante un allenamento. Il tutto appare come un tragico incidente, ma Aristotele, attraverso la sua logica deduttiva, riuscirà a dimostrare che dietro l’evento si nasconde in realtà un vero e proprio omicidio premeditato.

La narrazione è svolta in terza persona e il narratore è onnisciente; il ritmo è variabile: si alternano momenti più lenti, dedicati alle discussioni filosofiche e all’analisi degli indizi, a momenti più serrati durante i quali prosegue l’indagine vera e propria; il lessico è colto ed è ricco di riferimenti alla filosofia greca.

La caratteristica del romanzo che mi ha coinvolto maggiormente è stata il tipo di intreccio utilizzato per la narrazione, è una tecnica usata spesso da Margaret Doody ed è detta della “camera chiusa”. Questo intreccio, infatti, si articola intorno a un caso che sembra apparentemente insolubile e che solo l’accuratezza raziocinativa dell’investigatore riesce a sciogliere.

Inizialmente scettica sulla lettura di questo romanzo, che al primo impatto mi sembrava un libro noioso, uno di quelli che se fossi andata in libreria non avrei neanche notato tra gli scaffali, mi sono ricreduta perché il libro si è rivelato una piacevole sorpresa. Non sono mai stata una grande fan dei gialli, ma ho letto questo libro in una sola notte, rannicchiata sotto le coperte, impaziente di scoprire chi fosse il vero colpevole del caso.

Penso che uno dei fattori principali che mi ha fatto leggere questo libro cosi velocemente sia stata anche l’ambientazione: le vicende, infatti, si svolgono in una palestra ateniese durante il IV secoloa.C ., inoltre la narrazione si articola in meno di sessanta pagine, e penso che questo mi abbia aiutato a leggere il libro tutto d’un fiato.

Dunque, per concludere, consiglierei questo romanzo proprio perché è un libro diverso da quelli che vengono letti più frequentemente.

 

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