Incontro sul referendum per la riforma della magistratura
La settimana scorsa, in vista del referendum che si terrà nei giorni 22 e 23 del mese prossimo, la nostra scuola ha ospitato un dibattito sui temi della riforma della magistratura.
Hanno discusso il prof. Salvatore Boccagna, docente di diritto processuale civile presso l’Università Federico II, esponente del comitato per il “No”, e l’avv. Aldo Franceschini, presidente dell’associazione forense Pietro Calamandrei, esponente del comitato per il “Sì”; l’incontro è stato mediato dalla prof.ssa Valeria Marzocco, docente di filosofia del diritto.
Dopo i saluti e le presentazioni, ha preso la parola la prof.ssa Marzocco, spiegando cosa sia un referendum e come si svolga il procedimento di revisione costituzionale aggravato; ha poi introdotto il quesito del referendum in oggetto, illustrando quali articoli della Costituzione verrebbero modificati e in che modo, sottolineando l’importanza di un sistema di poteri tripartito e ben bilanciato.
Prima dell’inizio del dibattito, è intervenuta la nostra DS, chiarificando come, allo stato attuale, funzioni la carriera dei magistrati.

Ha iniziato il confronto l’avv. Franceschini, rispondendo all’obiezione posta dal comitato per il “no”, secondo cui la riforma ridurrebbe l’indipendenza dei PM: non vi sarebbe questo pericolo, giacché l’autonomia della magistratura resterebbe sancita dall’art. 104 della Costituzione; ha affermato, invece, che la separazione a monte delle carriere, da non confondersi con la separazione delle funzioni, garantirebbe una maggiore imparzialità dei giudici.
Diversamente, il prof. Boccagna ha osservato come la locuzione “separazione delle carriere” sia solo una formula, che può essere intesa in modi differenti. Ha poi spiegato il funzionamento delle indagini: queste vengono condotte non dalla polizia, espressione del potere politico, bensì dal pubblico ministero, il quale è indipendente e obbligato dalla legge a intraprendere l’azione penale. Peraltro, la vicinanza di giudici e PM non sarebbe un male: sia perché i dati smentiscono la teoria della parzialità dei giudici, dato che solo il 50% delle richieste dei pubblici ministeri sono accolte, sia perché essi condividono così la stessa mentalità, volta al ripristino della legalità. Invece, separandoli, il PM rischierebbe di essere attratto nell’orbita della politica, che potrebbe indicargli delle priorità nelle indagini, o impedirgli di aprire autonomamente un’indagine.
L’avvocato ha quindi spostato l’attenzione su un diverso tema, sostenendo che, allo stato attuale delle cose, un cittadino indagato non possa avere la percezione che il giudice sia imparziale, in quanto collega troppo stretto del PM; che, poi, non si debba dare per scontato che i giudici siano esenti da condizionamenti.
È stato dato quindi spazio alle domande degli studenti: è stato sottolineato che lo scopo del PM sia di trovare la verità, non di fare le veci dell’avvocato dell’accusa, come invece accadrebbe se passasse la riforma; inoltre, che il governo abbia corso nell’approvazione della riforma, non lasciando il tempo di proporre emendamenti.
Anche il prof. Pace, già preside del nostro liceo, è intervenuto, osservando come la tesi della parzialità dei giudici non regga: il 65% dei casi è archiviato prima del processo e il 59% dei processi si conclude con l’archiviazione; la questione, invece, è come si garantisca l’imparzialità dei diversi Consigli che si verrebbero a comporre.

Ha risposto alla prima obiezione l’avv. Franceschini, sostenendo, diversamente, che il PM non sia deputato all’accertamento della verità.
Poi, il prof. Boccagna ha obiettato che la questione suddetta della percezione psicologica degli imputati non giustifichi una tale riforma; peraltro, come si sostiene che i magistrati siano collusi tra loro, ugualmente potrebbe allora dirsi degli avvocati.
A questo punto, la prof.ssa Marzocco ha introdotto una diversa questione, quella del Consiglio Superiore della Magistratura. Ora unico, la riforma lo dividerebbe in tre: un consiglio per i giudici, uno per i PM e un’Alta Corte Disciplinare.

L’avvocato ha sostenuto che tale operazione garantirà autonomia tra le parti, affermando che il Consiglio non sia un organo di rappresentanza o autogoverno, ma solo di alta amministrazione: si occupa, dunque, di assunzioni, trasferimenti e disciplina, tra le altre cose. In più, la riforma spezzerà i legami tra i membri del CSM e le “correnti”.
Questa separazione, tuttavia, sarebbe stata fattibile con leggi ordinarie, ha fatto notare il professore: allora l’interesse non è questo, caro all’avvocatura, ma intervenire sull’organo di autogoverno della magistratura. Quest’ultimo, peraltro, non ha solo funzioni amministrative, come sostenuto dall’avvocato, ma ha il compito di interfacciarsi col Ministro della Giustizia, proporre provvedimenti e avere funzione consiliare riguardo i disegni di legge. La riforma vorrebbe dunque essere una rivincita della politica sulla magistratura.
Se il problema sono le correnti, poi, non diversamente anche i partiti politici sono degenerati in centri di spartizione del potere.
Da ultimo, il prof. Boccagna ha osservato che sia fallace ritenere che i magistrati, in virtù della loro grande responsabilità, siano anche competenti in compiti di amministrazione ordinaria.
Dopo le ultime considerazioni e i saluti si è concluso l’incontro; quindi, con l’approssimarsi del referendum, invitiamo tutti a continuare a informarsi, sì da arrivare all’appuntamento con le idee ben chiare e convinti della propria scelta.



Grazie Daniel per questo resoconto chiaro e preciso che si sofferma sulle tematiche principali e che aiuta tutti noi a riflettere sugli antefatti, sulle conseguenze e, anche, sulle insidie del referendum stesso. Bravo!