Monotonia

di Luisa Granata (IF, a.s. 2020/21)

Monotonia.

È questa la vera malattia che ha colpito tutti.

Non c’è bisogno di alcun tampone, siamo tutti positivi.

Non c’è mascherina che tenga.

Non è nell’aria, non s’infiltra, ma è nelle case di tutti.

Non è nella polvere, non è in quello che mangiamo.

È già intrinseco dentro di noi, è nella nostra testa, nel nostro nuovo stile di vita.

Come se fosse una cantilena assordante, una canzone stonata suonata dal silenzio più statico, ingombrante.

È uno degli effetti di questa pandemia, di questa situazione instabile, che nasce dall’assenza di distrazioni, di rumori, di normalità.

La monotonia porta alla noia, al malessere.

È incredibile come la mente possa influenzare il fisico facilmente raggirabile.

Nasce, la monotonia, dal tedioso ripetersi in loop delle stesse azioni, eseguite allo stesso modo, senza cambiare mai qualcosa di questa routine.

Eppure un cambiamento c’è stato, c’è stato eccome.

Così improvviso, così duraturo e drastico.

Chiusi in casa, segregati, da un momento all’altro.

Videochiamate, video lezioni, canzoni dai balconi, qualsiasi passatempo per cercare di sovrastare l’assillante silenzio della solitudine, dell’isolamento.

Il rimbombo dei propri pensieri occupa il posto del vociare perenne.

Il problema principale non è l’assenza di compagnia, bensì il rimanere soli con se stessi.

Si cerca, dunque, di compensare questo vuoto con i sogni, con la speranza, con i ricordi di quel che era prima, se necessario, ingigantendoli, mitizzandoli e, inconsciamente, selezionandoli, scegliendo solo quelli felici, filtrati per la presenza di un sorriso puro, fragoroso, smagliante, non occultato da una mascherina, come il sole dalle nuvole.

Iniziano i rimorsi, le mancanze, i ricordi.

Inizia il rendersi conto di quanto siano indispensabili certe piccolezze date troppo spesso per scontate.

Effettivamente, ci si rende conto del valore di un qualcosa solo quando non lo si ha più.

E la cosa più scontata e svalutata è la normalità.

Quella su cui si basa la nostra vita, quella da cui di tanto in tanto cerchiamo di scappare, per concederci un brivido di straordinarietà, quella che, onnipresente, sembra l’aria che respiriamo, le strade che calpestiamo, le persone che incrociamo, le parole che diciamo, le facce che vediamo, la via di casa, la risata con gli amici, la sveglia la mattina, quella che non è degna di meraviglia, di stupore, di contemplazione.

Ora, invece, è solo un miraggio opaco, uno spezzone di una pellicola visto a rallentatore, lontano e felice.

Cerchiamo di riviverla sfogliando la galleria del telefono, guardando frammenti di momenti irrealizzabili in queste circostanze, in cui abbracciare qualcuno potrebbe risultare pericoloso.

Nessuno l’avrebbe mai immaginato che la notte del primo gennaio, mentre tutti ridevano, tutti si abbracciavano, tutti si affrettavano a vedere quelle stelle colorate che riempivano il cielo scuro della mezzanotte, tutti i progetti, i propositi e i sogni tanto grandi da non poter essere rinchiusi in un cassetto sarebbero andati in frantumi, proprio come quei fuochi d’artificio.

Il futuro spaventa, per questo si cerca di decorarlo con gli obiettivi, gli eventi, i piani e le promesse.

Tutto andato in fumo.

Tutto andato in pezzi.

Quello che permane, però, è un’incolmabile mancanza.

Mi ritrovo la sera, stanca, che fisso la luna nascondersi per timidezza tra i rami spogli, a pensare a ciò che avrei dovuto fare quest’anno, di questi tempi, invece che starmene in casa davanti ad un computer giornate intere, mentre le varie sfumature del cielo si avvicendano dentro la cornice della mia finestra.

Concerti, sabato sera, gare, viaggi, ritorni da scuola, amici, fidanzato, famiglia e tantissime altre cose che gocciolano malinconia, tossica per il cuore, ora sono, paradossalmente, troppo lontane per essere vissute.

Quanta normalità, quanta spensieratezza che ci è stata tolta, quanta vita.

Certi momenti sono come bolle di sapone, se non li cogli in tempo, il vento te li porterà via oppure si frantumeranno sull’asfalto.

Così questa pandemia ha barattato tutto ciò con qualche mascherina, dolore, paura, ansia, solitudine e monotonia, come per compensare.

E pensare che, ignara, speravo in un cambiamento, in un qualcosa che stravolgesse le mie giornate che, a volte, definivo monotone, che ironia.

Tutto ciò di cui ho bisogno ora è esattamente l’ultima cosa che volevo, un po’ di normalità, di monotona tranquillità.

Tutto ciò che vorrei adesso è semplicemente tutto quello che avevo prima.

E adesso lo apprezzerei di più, nonostante i difetti, nonostante qualsiasi cosa.

Grazie a quella normalità, riuscivo a vivere, scandendo le mie giornate e arricchendole di sorrisi di persone attorno a me.

Grazie a quella normalità, avevo la possibilità di pianificare le cose, per colorare le giornate e, a volte, per scappare dalla realtà solo per un po’.

Grazie a quella normalità, avevo la possibilità di sognare, di immaginare uno stravolgimento, che adesso sarebbe rappresentato dalla normalità stessa.

La normalità è un punto di partenza, un appiglio, senza il quale non si può sognare, non si ha la spinta per puntare a qualcos’altro.

Non ci resta che aspettare, sospesi nel vuoto, per ritrovare quell’appiglio per continuare a guardare le stelle

12 pensieri riguardo “Monotonia

  • 23 Novembre 2020 in 9 h 56 min
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    Davvero molto bello, un’analisi profonda e spietata. Che bella testa, che bello spirito ci sono dietro. E per i Catoni del momento è una ragazza di circa 18 anni… Grazie

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  • 23 Novembre 2020 in 11 h 16 min
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    Sono, queste, parole davvero commoventi. Il modo di esprimere i tuoi sentimenti ha qualcosa di poetico che addolcisce tutta la sofferenza che provi. Complimenti, Luisa, per la tua sensibilità e per la forza che le dài con la tua ispirazione lirica.

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  • 23 Novembre 2020 in 21 h 36 min
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    Fotografia struggente della nostra contemporaneità

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  • 24 Novembre 2020 in 2 h 05 min
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    Eppure persino da questa monotonia sbocciano fiori così belli !
    Non è poco…

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      • 25 Novembre 2020 in 15 h 52 min
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        Una monotonia tutt’altro che passiva; una monotonia vissuta, e non subita, messa sotto una lucida lente di ingrandimento che individua le assenze, le amplifica e le analizza con spirito critico. Testo poetico e malinconico che, infine, carico di speranza per il futuro, fa emergere il carattere di chi scrive, volitivo e determinato!! Brava Luisa per aver dato voce ai pensieri di molti!

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  • 24 Novembre 2020 in 7 h 34 min
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    Sei un portento,unica e speciale, sei riuscita a cogliere ciò che ci rappresenta tutti oggi da i più grandi ai più piccini.
    Hai toccato una corda che suona stonata in ognuno di noi. Mi auguro di rivederti presto e poterti ancora abbracciare perché tu sei il nostro Raggio di Sole. ❤️

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