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L’Odissea di Manara, o della nostalgia del Padre

M.Manara, Odissea (2025)

Sensualità, eleganza, raffinatezza del tratto: sono queste le caratteristiche inconfondibili dello stile grafico di Milo Manara, uno dei grandi Maestri del fumetto mondiale, autore di capolavori indiscussi come Il gioco, Il profumo dell’invisibile, Il viaggio di G.Mastorna, collaboratore di Federico Fellini e Hugo Pratt. Nel 2003 viene coinvolto in un progetto, che non vedrà la luce, per un film d’animazione tratto dall’Odissea di Omero: Manara si getta a capofitto nel lavoro di trattamento del soggetto (la stesura che precede la sceneggiatura vera e propria) e produce una serie di studi di ambientazione e di personaggi finalizzati alla realizzazione del lungometraggio. Il film non verrà mai prodotto ma i testi e i disegni preparatori sono ora raccolti in una splendida edizione che Feltrinelli Comics ha pubblicato nell’autunno del 2025.

L’Odissea di Manara è pensata e raccontata dal punto di vista di Telemaco, il Figlio alla ricerca del Padre: la nostalgia qui non è quella che fa sospirare Ulisse quando lo vediamo per la prima volta a Ogigia ma è quella di Telemaco nei confronti di un’assenza con la quale, da bambino prima e da giovane uomo poi, ha convissuto fino ai vent’anni. Le peripezie di Odisseo sono raccontate al piccolo Telemaco da Chirone, il mitico Centauro precettore di figli d’eroi e di re: dal piccolo specchio d’acqua che si trova nel boschetto dove Telemaco ascolta il racconto del vecchio Centauro, si leva uno schermo di nebbia sul quale passano le immagini delle avventure di Ulisse, dall’impresa di Troia fino al νόστος e alla tremenda vendetta che si consuma nella reggia di Itaca. Di seguito, Pausacaffè vi propone solo un piccolo assaggio delle meravigliose immagini di Manara accompagnate dai versi di Omero (con un’eccezione finale). Guardate…e viaggiate!

Le straordinarie avventure di Ulisse, raccontate dal vecchio centauro, hanno per Telemaco la consistenza dei sogni, di visioni oniriche e favolose. Non sono mostrate in modo dettagliato e realistico, ma evocate attraverso il filtro del sogno e del Mito. (p.18)

Pensieri assennati ha nell’animo la figlia di Icario, la saggia Penelope. Era giovane quando noi la lasciammo, partendo per la guerra; aveva al petto un bambino che ora certo siede tra gli uomini.
(Omero, Odissea, XI, 447-450)

E quelli che mangiarono il dolce frutto non volevano più ritornare a dare notizie, volevano invece restare là insieme ai Lotofagi, a mangiare loto, dimenticando il ritorno.
(Omero, Odissea, IX, 94-97)

Era un gigante mostruoso che non somigliava agli uomini che mangiano pane ma alla cima selvosa di un monte altissimo, che tutte le altre sovrasta.
(Omero, Odissea, IX, 190-192)

Avvicinati dunque, glorioso Odisseo, grande vanto dei Danai, ferma la nave, ascolta la nostra voce. Nessuno mai è passato di qui con la sua nave nera senza ascoltare il nostro canto dolcissimo.
(Omero, Odissea, XII, 184-187)

E giungemmo all’isola Eea. Circe dai belli capelli viveva qui, la dea tremenda che parla con voce umana, sorella del crudele Eeta: figli entrambi del Sole che illumina gli uomini, e di Perse, che fu generata da Oceano.
(Omero, Odissea, X, 135-139)

È il figlio di Laerte, che in Itaca ha la sua casa. Lo vidi in un’isola – versava lacrime fitte – nella dimora della ninfa Calipso che a forza lo costringe a restare. Non può ritornare alla terra dei padri, perché non ha più navi dai lunghi remi né compagni che lo conducano sulla vasta distesa del mare.
(Omero, Odissea, IV, 555-560)

Allora si denudò dai cenci l’accorto Odisseo, balzò sulla gran soglia, l’arco tenendo e la faretra, piena di frecce, e versò i dardi rapidi lì davanti ai suoi piedi, e parlò ai pretendenti: “Questa gara funesta è finita; adesso altro bersaglio, a cui mai tirò uomo, saggerò…”
(Omero, Odissea, XXII, 1-7)

e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo.
(Dante, Inf., XXVI, 121-122)

           

 Milo Manara, Odissea. Dal poema di Omero, Feltrinelli Comics 2025

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