Tra le pagine chiare e le pagine scure: quando De Gregori divenne il Principe #splendidicinquantenni

F.De Gregori, Rimmel (1975)
Forse sono un poâ nuovo, piĂš moderno e meno decadente.
Câè anche una diversitĂ musicale rispetto alle prime esperienze,
ma soprattutto una nuova impostazione nella stesura dei testi.
(FDG, intervista a âNuovo Soundâ, 1975)
In quella canzone [âRimmelâ] non câè una sola figura femminile.
Può essere difficile da credere,
ma è un insieme di situazioni, di storie, di sentimenti, di smarrimenti.
(FDG, intervista al âCorriere della Seraâ, 2015)
I nuovi capi hanno facce serene
e cravatte intonate alla camicia.
(âLe storie di ieriâ)
Leggere le parole âHanno ammazzato Pietro, Pietro è vivoâ [militante di LC ucciso dalla polizia]
fu come un pugno nello stomaco e mi fece capire che le canzoni
non appartengono a chi le scrive ma sono da subito patrimonio di tutti.
(FDG, intervista a âContemporaneaâ, 2009)
Davano per scontato che io fossi catalogabile unicamente
tra gli autori di canzoni impegnate.
E farne una cosĂŹ privata e sentimentale non era accettabile.
(FDG, a proposito di âBuonanotte fiorellinoâ, intervista su âGioiaâ, 2015)
Nel 1975 Francesco De Gregori ha ventiquattro anni, ha pubblicato due dischi che hanno venduto qualche migliaio di copie e allâedizione 1973 di Un disco per lâestate arriva ultimo su 54 concorrenti con Alice non lo sa. Si è fatto le ossa al âFolkstudioâ di Roma, fucina di cantautori, dove inizia anche il suo sodalizio (per la veritĂ , piuttosto discontinuo) con Antonello Venditti e ha ormai la fama di âcantautore impegnatoâ, seppure di nicchia. E poi, fulmine a ciel sereno, nel gennaio 1975 arriva RimmelâŚcinquecentomila copie vendute in quello stesso anno, è lâLP piĂš venduto in Italia, sessanta settimane in classifica. Tutto impensabile fino a quel momento. Rimmel è una cesura nella storia della canzone italiana, un punto e a capo dopo il quale niente sarĂ piĂš lo stesso, âuna rivoluzione lessicale, formale e tematicaâ (cosĂŹ Roberto Vecchioni in un corso universitario al DAMS), poco piĂš di mezzâora di parole e musica che hanno segnato la strada di almeno due generazioni successive di autori.
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La ârivoluzioneâ inizia con Rimmel, la title-track, storia per frammenti di un amore finito le cui foto possono essere spedite ad altro indirizzo, in cui compaiono insistentemente i temi del trucco e delle carte – lo zingaro, gli assi, il destino: chi mi ha fatto le carte/mi ha chiamato vincente – supportati da un arrangiamento musicale che fa subito la differenza con i dischi precedenti; e di amore, o forse di un innamoramento passeggero solo immaginato, racconta Pezzi di vetro, suonata alla chitarra dallo stesso De Gregori con un arpeggio preciso e nitido, quasi una sorta di autoritratto e/o autoconfessione che ritornerĂ in altri testi successivi (Cammino da sempre sopra i pezzi di vetro, âPovero meâ) e che FDG non ripropone quasi mai dal vivo a causa della suggestiva atmosfera rarefatta della versione in studio difficilmente riproducibile in concerto. E chi sarĂ mai Il signor Hood che dĂ il titolo alla terza traccia? Se allâepoca in molti si domandarono chi fosse il galantuomo/sempre ispirato dal sole, oggi tutti sanno che si trattava di Marco Pannella, leader e fondatore del Partito Radicale, con cui FDG intrattenne una lunga amicizia, un novello Robin Hood, âeroe solitario che ha il merito di avere centrato e anticipato i punti nodali della politica italianaâ (cosĂŹ il Nostro in unâintervista a Luigi Manconi). E poi, la canzone che piĂš delle altre divenne una sorta di inno politico, Pablo, storia di un emigrante spagnolo in Svizzera e della sua âmorte moraleâ fatta di precarietĂ , sradicamento e pericolo quotidiano sul lavoro. Non âcompagnoâ ma âcollegaâ: De Gregori non voleva dare un taglio ideologico alla canzone in un momento in cui quel termine, cosĂŹ diffuso a sinistra, avrebbe dato al pezzo una connotazione da âcanzone di lottaâ: mi sentivo di fare cose diverse [âŚ] Pablo muore al di lĂ delle ideologie. Ă un Malavoglia, non ha coscienza politica.

E poteva un cantautore impegnato a sinistra scrivere mai un valzerino e intitolarlo Buonanotte fiorellino senza scandalizzare e indignare qualche maĂŽtre-a-penser??? Fulmini e saette vennero da Giaime Pintor che stroncò impietosamente sulla rivista âMuzakâ tutto il disco ma soprattutto questo brano (âzuccheroso bisbiglio da cantante confidenzial-lezioso francamente insopportabileâ) che nelle intenzioni dellâautore voleva essere invece uno sfottò nei confronti di un certo modo di parlare dellâamore (fiorellino, monetina, fiocchi di neveâŚ) ma anche una precisa rivendicazione di anticonformismo, quella di non dovere necessariamente cantare solo di fabbriche occupate. Scritta in Sardegna mentre collaborava con De Andrè al Vol.8 del cantautore genovese, la musica è ispirata a Winterlude di Bob Dylan. Il taglio piĂš apertamente politico dellâalbum spetta certamente a Le storie di ieri, in cui si parla di fascismo vecchio e nuovo, musicalmente un brano dalle precise connotazioni jazzistiche grazie allâintroduzione per contrabbasso solo e il sax di Mario Schiano. Câè un figlio antifascista (una nave pirata) che guarda un padre che è stato fascista o che durante il fascismo è cresciuto; câè Mussolini (la mascella) che parla al cortile (piazza Venezia? La folla? Un generico uditorio?) e, soprattutto, ci sono i nuovi capi del MSI di Almirante, fascisti ripuliti e rassicuranti con cravatta e facce serene: toccherĂ al bambino (forse, lo stesso FDG) che si guarda le mani cancellare la scritta sul muro che dice che il Movimento vincerĂ âŚda ascoltare e riascoltare fino allo sfinimento, oggi piĂš che mai. Chiudono lâalbum Quattro cani (è noto lâamore di FDG per gli amici a quattro zampe, quelli randagi, che sono una compagnia a volte migliore degli umani), Piccola mela (da una canzone popolare sarda) e, infine, Piano bar, ritratto poco lusinghiero di uno a cui tocca, per soldi, suonare anche quello che non gli piace. Per di piĂš, pure democristiano (uno scudo bianco in campo azzurro), che a quei tempi era un insulto piuttosto pesante (i maligni dicevano che era il ritratto di Venditti, che al primo ascolto aveva detto che Rimmel gli faceva schifo).
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Uscirsene con un disco come Rimmel a metĂ dei â70 significò anche, per De Gregori, trovarsi a fare i conti con lâatmosfera di fortissima e violenta polarizzazione politica che imperversava nellâItalia degli anni di piombo e della strategia della tensione. La livorosa stroncatura di Pintor si accompagnò a polemiche ed episodi di contestazioni da parte di militanti dellâestrema sinistra e dellâarea dellâAutonomia durante i concerti, fino allâepisodio del 1976 in cui il cantautore fu sottoposto ad un autentico âprocesso popolareâ al Palalido di Milano: De Gregori si era macchiato del peccato di vendere centinaia di migliaia di dischi, di arrivare in cima alle classifiche e, orrore, di farsi pagare per suonare dal vivo. Dopo quellâepisodio, FDG meditò addirittura di ritirarsi dalla scena musicale.

Cinquantâanni dopo possiamo dire che molto è rimasto tra le pagine chiare e le pagine scure, in termini musicali e lirici, soprattutto per quanto riguarda lâuso spiazzante di un linguaggio del tutto nuovo con cui parlare di amore, accoglienza, memoria storica, impegno politicoâŚin una parola, delle nostre emozioni piĂš vere. Altro che ermetismo borghese: e oggi, mezzo secolo dopo, il Principe, âper brevitĂ chiamato artistaâ, è di nuovo in tour proprio per festeggiare i cinquantâanni dellâalbum e riproporlo con arrangiamenti molto vicini alle versioni originali dei brani: appuntamento il 18 novembre â25 allâAugusteo di Napoli. E chissĂ che la voce del Principe ultrasettantenne non riesca a riportare a galla le nostre sopite emozioniâŚ
Lucio Celot
Francesco De Gregori, Rimmel (RCA, 1975)
Per unâanalisi dei testi e uno sguardo complessivo sulla produzione di De Gregori si consiglia la lettura di FDG. I testi. La storia delle canzoni, a cura di E.Deregibus, Giunti 2020
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Post scriptum: il Vostro Affezionatissimo non si è perso il concerto del Principe del 18 novembre scorso al teatro Augusteo, tappa napoletana del Rimmel Tour, la serie di concerti che celebrano i cinquantâanni dellâalbum. Due ore di musica nelle quali un De Gregori in grande forma accompagnato da una band di tutto rispetto ha riproposto, oltre ai consueti e amatissimi cavalli di battaglia (La leva calcistica, Compagni di viaggio, Bufalo Bill, La Donna Cannone, AtlantideâŚ) anche tutto Rimmel con gli stessi (o quasi) arrangiamenti originali: tra tutti, spicca Pezzi di vetro, cantata a cappella nella prima strofa e poi accompagnata da un piano struggente e delicato, a tratti jazzato: una versione da pelle dâoca che da sola merita tutto il prezzo del biglietto. E poi, udite udite, il Principe non ha disdegnato (anzi, ha piĂš volte sollecitato) che il pubblico dellâAugusteto, sold out e strapieno, cantasse insieme a lui praticamente tutte le canzoni, con tanto di refrain di Alice non lo sa lasciato interamente alla voce dei fan: insomma, una serata con un quasi settantacinquenne sul palco in grande spolvero, rilassato e ben disposto nei confronti di una platea a dir poco adorante. Anche stavolta âCiccioâ non ha deluso le aspettative e il Vostro Affezionatissimo è tornato a casa emozionato e feliceâŚ







