Quanto costa la libertà
di Dafne Cerqua (2M)
Io ricordo il giorno in cui, a quattordici anni, mi è stata raccontata la storia di questa scuola. La storia di un ragazzo, come me, che aveva fatto di tutto per la libertà.
Ricordo quando ci siamo messi in gruppo e abbiamo preparato i cartelloni, quando abbiamo iniziato a conoscere altre vite di ragazzi come noi, quando abbiamo capito che qualche volta se una cosa ti sta a cuore devi combattere.
E poi, ricordo il corteo, una fila unita che camminava per strada, cantava e sfoggiava cartelloni, festeggiava e ammirava lo sforzo di chi ha fatto di tutto per non farsi mettere a tacere.
In quel momento, noi tutti, eravamo lì per ricordare quegli eroi. Eravamo lì, e portavamo il nome di uno di loro, Adolfo Pansini. E lo portavamo con orgoglio.
Da allora considero il corteo un qualcosa di vitale importanza, un qualcosa che ci ricorda sempre di combattere, di mantenere alti i nostri valori, di non restare muti davanti alle ingiustizie e di non lasciare mai che qualcuno prenda la nostra libertà.
Ho capito fin da subito che il nome di questa scuola non è solo una intestazione, solo una targa, ma è un vero e proprio sentimento.
Noi siamo del Pansini, e ci sentiamo del Pansini.
E come tali, per me, è come se avessimo una responsabilità.
Quella di non dimenticare mai chi è morto per la libertà, e quella di raccontare a tutti questa storia. Di mostrare che è dentro di noi, che noi ci teniamo a questa storia, anche ai nuovi arrivati. Ma quest’anno non sarà così, poiché i ragazzi di primo e secondo anno non parteciperanno.
E forse le motivazioni ci sono, per cui alcuni di noi sono stati privati dell’opportunità di adempiere a questa responsabilità, e non sono nessuno per dettare legge, ma non vuol dire che io debba condividere questa scelta.
Come possiamo parlare di queste storie se non portiamo i nostri ragazzi sul campo? Se non gli facciamo vedere che noi ci teniamo e che essere del Pansini significa anche questo?
Come possiamo portare il nome di qualcuno che ha lottato per la libertà se noi non siamo liberi di parlare di lui?

