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La piccola Amélie

di Fabrizio Russo (IID)

Essere Dio, essere imperturbabile, assolutamente inamovibile, sembra una cosa tanto assurda fin quando non t’imbatti nell’opera prima di Mailys Vallade e Liane-Cho Han.

“La piccola Amelie” è stato presentato in anteprima il 20 maggio 2025 al Festival di Cannes ed è uscito nelle sale italiane il 1 Gennaio dell’anno corrente. In breve tempo ha conquistato critica e pubblico guadagnandosi sia il 98% di gradimento su “Rotten Tomatoes” sia una candidatura al Premio Oscar e al Golden Globe per il miglior film d’animazione.

La pellicola è tratta dall’autobiografia “Metafisica dei tubi” di Amélie Nothomb in cui l’autrice racconta i suoi primissimi anni di vita trascorsi, da immigrata belga in Giappone, con la convinzione di essere una creatura divina, in nessun modo coinvolta dagli eventi esterni. Questo è lo spunto che dà il via ad un’avventura filosofica, a tratti onirica, e squisitamente tenera.

NopoilerNell’arco dei 78 minuti Amelie parte alla scoperta della sua umanità attraverso una serie di eventi a misura di bambino: il pezzetto di cioccolato dalle mani dolci della nonna, i dispetti fatti dal fratello maggiore, i racconti della tata e lo sbocciare dei fiori nel suo giardino. Costretta da questi episodi, la piccola protagonista inizia a mettere in dubbio la sua natura divina fino al culmine di quella che potrebbe essere definita una crisi spirituale infantile: il primo vero dolore ossia la separazione da Nishio-san, la sua amata tata, e la prima guarigione. Così Amelie capisce di essere un’umana e che, forse, è meglio così.

 

L’infanzia non è ridotta ad estasi di colori e gioie bensì è analizzata nella sua fragilità, nei bruschi cambiamenti di quando anche le piccolezze suscitano emozioni travolgenti. La piccola protagonista scopre l’affetto, la bellezza e il mare ma anche il rancore, la morte e le carpe. Ed attraverso lo stile d’animazione, senza linee definite ma con colori vividi e forme morbide, noi spettatori possiamo entrare negli occhioni verdi e nella mente di una bimba di tre anni essendo trasportati in un mondo che mischia la realtà con la fervida immaginazione, i frammenti di un tragico passato con il presente. Infatti, nel corso degli anni ‘60, echi della Seconda Guerra Mondiale ancora attraversano il Giappone, come mostra la principale antagonista Kashima-san. Forse é proprio l’interferenza del passato nella sua vita, qualcosa su cui lei non ha alcun potere, che porta Amelie a comprendere e, con l’aiuto di Nishio-san, accettare la propria vulnerabilità.

In un panorama di sequel, prequel, spin-off e altre forme di morte della creatività, un lungometraggio animato belga, con protagonista una bambina che crede di essere Dio, è riuscito a sbaragliare la concorrenza. Sorge spontanea la domanda di come abbia compiuto questa impresa e tanto spontanea arriva la risposta una volta visto il film.

 

 

 

 

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