28 ANNI DOPO: IL TEMPIO DELLE OSSA
di Mattia Esposito (IF)
Sequel di “28 ANNI DOPO” (2024) del regista Danny Boyle, “Il tempio delle ossa” rimescola tutte le carte in tavola e racconta una storia dai toni più crudi e realistici.
La regia del film, questa volta affidata a Nia DaCosta (regista di “The Marvels”), risulta meno sperimentale rispetto al film di Boyle ma allo stesso tempo particolarmente efficace e chiara.
Il film riparte direttamente dal finale del film precedente: il protagonista, Spike, si ritrova ad aver a che fare con la setta di Jimmy Crystal, uomo tormentato e fortemente influenzato dalla durezza del mondo in cui vive sin da bambino e fermamente convinto che il mondo sia eternamente condannato. Per quanto la figura di Spike resti sempre piuttosto rilevante, il vero focus dell’opera si sposta sul Dottor Kelson, personaggio già abbondantemente apparso all’interno del prequel ed interpretato dal maestoso Ralph Fiennes, che ancora una volta è stato capace di dimostrare una grande capacità attoriale, ritrovandosi in un ruolo complesso e non da tutti.
La dinamica tra Kelson e l’infetto Samson risulta a primo impatto strana ma allo stesso tempo dolce e significativa: la volontà del dottore di voler trovare una sorta di normalità all’interno della follia che si ritrova a vivere quotidianamente colpisce molto non solo grazie alla grande prova attoriale di Fiennes ma anche grazie alla scelta delle musiche, quasi sempre metanarrative.
Un plauso a DaCosta, che nella sequenza finale del film ha inscenato un qualcosa che molto raramente ci si ritrova a vedere in sala: un insieme di immagini coraggiose capaci di turbare ed allo stesso tempo ammaliare lo spettatore.
Il finale vero è proprio del film è definibile un vero e proprio tributo all’intera saga, che in ogni occasione è riuscita a raccontare storie dai temi diversificati, riuscendo sempre a centrare il punto.
Al netto di una prima parte un po’ lenta ed introduttiva, il film risulta meno brillante del film precedente, ma comunque assolutamente valido e superiore alla maggior parte delle produzioni degli ultimi anni.
Un terzo film dovrebbe essere nei piani e, sebbene non ci sia ancora una conferma, si crede e si spera che Danny Boyle torni alla regia di questo grande film evento che, probabilmente, concluderà la saga.
In conclusione, “28 anni dopo: Il tempio delle ossa” è un horror degno del suo predecessore, capace di raccontare una storia cruda e violenta ma allo stesso tempo colma d’amore e speranza.
Voto: 7 e mezzo.

