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Un contorto viaggio nel mondo della ludopatia: Il Giocatore

di Andrea Buono(IIE)

Un contorto viaggio nel mondo della ludopatia

F.M.Dostoevskij, Il Giocatore (1866)

 

Il giocatore è uno dei romanzi brevi più famosi e letti di Fedor Dostoevskij, in parte proprio per la sua brevità, in parte perché è una lettura molto scorrevole e in parte perché è uno dei suoi “piccoli capolavori”.

Ambientato nella fittizia città termale di Roulettenburg, il romanzo segue le vicende di Aleksej Ivanovič, un giovane precettore che lavora per la famiglia di un Generale russo ormai in rovina. La vita nel Grand Hotel della città è sospesa in un’attesa febbrile e carica di tensione: il Generale, schiacciato dai debiti, spera disperatamente nella morte della “Nonna”, una ricca parente russa la cui eredità rappresenterebbe la salvezza per tutti. Aleksej, dal canto suo, è tormentato da un amore ossessivo e autodistruttivo per Polina, la figliastra del Generale, una donna orgogliosa che lo tratta con un misto di disprezzo e confidenza. Nel tentativo di dimostrare la propria devozione a Polina e spinto dal desiderio di riscatto sociale, Aleksej si avvicina ai tavoli da gioco. Qui, quella che era iniziata come una missione per amore si trasforma rapidamente in una patologia totalizzante. Il protagonista viene risucchiato dal meccanismo ipnotico della roulette, scoprendo in sé una passione fatale per il rischio che annulla ogni altro legame o valore morale. L’improvviso arrivo a Roulettenburg della Nonna – che, lungi dal morire, si rivela più energica che mai e decide di sfidare lei stessa la sorte al casinò – sconvolge i piani di tutti i personaggi, portando a galla avidità, debolezze e la tragica inevitabilità del declino umano di fronte al caso.

Fëdor M.Dostoevskij nel 1876

 

Il libro colpisce immediatamente per l’uso della prima persona, come se fosse proprio il diario personale di Aleksej, e stupisce anche per il fatto che il nome del protagonista è nominato solo una volta per tutto il romanzo e per giunta proprio alle pagine finali, quindi per la maggior parte del tempo non sappiamo come si chiami lo scrittore del diario.

Questa scelta non è casuale: in parte serve a farci empatizzare ancora di più con il protagonista e con la sua fortissima instabilità, ma in parte questo è anche il diario personale proprio di Dostoevskij, non di Aleksej. Infatti, Dostoevskij ebbe fortissimi problemi di dipendenza da gioco d’azzardo, in particolare nel 1863 e proprio in Germania (il nome allusivo e “tedescheggiante” della città non è casuale), che lo portò a contrarre fortissimi debiti con svariati creditori, russi e non.

È curioso come la dipendenza dal gioco d’azzardo accomuni Dostoevskij con un altro dei più grandi autori della letteratura russa, ovvero Lev Tolstoj, scrittore dei capolavori Guerra e Pace e Anna Karenina. Spinto dai debiti, Dostoevskij fece un terribile patto con il suo editore: se non gli avesse consegnato un nuovo romanzo entro un mese (!), Dostoevskij avrebbe perso TUTTI i diritti di autore sulle sue opere. Così, Dostoevskij in soli 28 giorni scrisse uno dei suoi capolavori, Il giocatore, per l’appunto.

Procedendo nella letttura percepiamo immediatamente una terribile fretta da parte dello scrittore, quasi come se avesse il fiato sul collo, e la conclusione (di cui non farò spoiler) è nettissima.

Quindi, tra le mani non abbiamo solo un libro che va a scavare nell’instabilità di Aleksej e nei suoi rapporti con la famiglia del Generale, ma abbiamo anche un pezzo di vita di Dostoevskij, un uomo che noi riteniamo un genio, un illuminato, ma che in realtà era pieno di debolezze.

Perché leggerlo? Personalmente non riesco a trovare un motivo per leggerlo, come in realtà non riuscirei a trovare un motivo per leggere nessun libro. Il libro, credo, va letto per una curiosità, per un istinto e perché, anche se lo si dimentica, affina la mente, un po’ come affilare un coltello.

 

 

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