Il sud sta salvando la musica italiana (di nuovo) Maccuccio e “Quaglia Sovversiva”
di Fabrizio Russo (IID)
Mentre il panorama musicale italiano subisce un costante impoverimento, Marco Castello porta valore culturale e musicale con “Quaglia Sovversivmbre 2025. (ATTACCO DEBOLE, BASATO SU UN’OPINIONE)
La natura dell’album è perfettamente racchiusa nel suo titolo, Quaglia, riferimento al significato greco del nome Ortigia ossia il centro storico di Siracusa, amata terra natia dell’artista, e Sovversiva, l’aggettivo che meglio descrive lo spirito anticomformista dei 10 brani. Marco Castello si scaglia contro l’autoritarismo, contro la turistificazione dei centri storici, l’onnipresenza della cultura consumistica ed attua una strenua difesa dell’identità culturale siracusana. I suoi più grandi alleati in questa battaglia sono la bellezza e la tradizione, di cui canta in “Vessenali” e “Scoglio Volante”, che permeano le canzoni attraverso l’uso del dialetto e la raffinatezza musicale.
Per comprendere l’importanza di un’opera simile, dobbiamo necessariamente analizzare il contesto in cui è stata concepita.
Gran parte delle hit moderne sfruttano le stesse identiche soluzioni armoniche, presentano ritmi banali, melodie ridotte all’osso e arrangiamenti che puzzano di plastica. Non parliamo di gusto personale, sul quale non c’è intenzione alcuna di sindacare, ma di criteri oggettivi.
Invece Maccuccio, come si fa chiamare, elabora brani complessi sia dal punto di vista lirico che strumentale e, al tempo stesso, apprezzabili da un vasto pubblico, come dimostra il discreto successo. I testi sono straordinari manifesti ideologici mascherati da un velo di no-sense, riflessioni sulla società espresse attraverso immagini infantili ed immature. In “Editto Dal Sottoscoglio” augura che la base aerea di Sigonella sia sommersa dagli escrementi, in “Vessenali” sogna di rubare le pistole alla polizia e in “Eureka” che Archimede torni dai morti per proteggere Siracusa: è chiara la vena ingenua e bambinesca che l’autore adotta e lo è altrettanto come sia proprio questa a rendere la sua poetica tanto d’impatto.
Per quanto riguarda il comparto musicale, Marco Castello mescola tradizione sicula, jazz, funk, bossa nova e un po’ tutto ciò che gli passa per la testa. Gli arrangiamenti sono intimi ma non ripetitivi ed ogni brano è ricco di groove e di melodie che riescono ad essere sia pop che eleganti. Ma ciò che eleva la produzione “castellana” è, senza dubbio, l’armonia che presenta una complessità raramente offerta dagli artisti contemporanei.
Tutto ciò può sembrare soltanto uno sproloquio di tecnica ma vi assicuro che, nella pratica, si traduce in brani interessanti, ricchi di sfumature, genuinamente divertenti e che non vi stancheranno dopo pochi ascolti.
“Quaglia Sovversiva” consacra Maccuccio come capostipite di una nuova categoria di musicista, completamente opposta sia alla concezione classica di rapper che a quella di artista-intellettuale indie, entrambe troppo spesso basate sull’autocelebrazione e sul personaggismo. “Meno artisti e più artigiani” è la chiusura di “All’Acqua Ghiacciata” che spiega perfettamente l’etica del lavoro dell’artista: meno apparenza, più sostanza.

