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Occupazione (2)

Di seguito, la lettera di risposta della Dirigente Scolastica, prof.ssa Albina Arpaia, al documento del collettivo Pansini.

In merito all’occupazione dell’Istituto avviata oggi, 14 ottobre 2026, da una parte degli studenti,
ritengo necessario condividere alcune riflessioni anche alla luce del comunicato pervenuto nel
pomeriggio via mail ad alunni, docenti, personale ATA.


Le ragioni espresse nel comunicato degli occupanti richiamano questioni importanti e complesse: la
tutela dei diritti umani, il contrasto alle discriminazioni, l’inclusione, la sicurezza degli edifici
pubblici, la dignità delle persone. Sono temi che meritano attenzione, approfondimento e dibattito e
rispetto ai quali alcune delle preoccupazioni manifestate possono certamente essere condivise.
Ciò che non può essere condiviso sono le modalità scelte per esprimere tali istanze.


Il Pansini è una scuola che ha fatto dell’inclusione, dell’apertura culturale, del rispetto delle
differenze e dell’educazione al pensiero critico i tratti distintivi della propria identità.


La nostra azione educativa non si limita alla trasmissione dei saperi disciplinari, ma si propone di
formare cittadini liberi, consapevoli e responsabili, capaci di leggere la complessità del mondo
contemporaneo, di sviluppare un pensiero autonomo e di partecipare attivamente alla vita
democratica.


Per noi educare significa offrire strumenti di conoscenza e di interpretazione della realtà, ma anche
insegnare il valore del confronto, dell’ascolto, del rispetto delle opinioni altrui e della responsabilità
individuale e collettiva.


Proprio nella giornata in cui è stata avviata l’occupazione avrebbe dovuto prendere il via un
percorso di approfondimento sulla storia contemporanea e sulla geopolitica, con la proiezione del
documentario No Other Land, occasione di riflessione su temi di grande attualità e rilevanza civile.
Dispiace constatare la scarsa adesione degli studenti a un’iniziativa pensata proprio per offrire
occasioni di conoscenza, approfondimento e confronto.


È soltanto un esempio, tra i tanti, dell’impegno con cui il nostro Liceo cerca di coniugare una solida
preparazione culturale con l’attenzione alla contemporaneità, alla cittadinanza attiva e ai grandi
interrogativi del nostro tempo.


La libertà di manifestare il proprio pensiero è un diritto fondamentale, che la scuola riconosce e
promuove. Ma nessuna libertà può essere esercitata comprimendo i diritti degli altri.
L’occupazione non costituisce una modalità legittima di esercizio della protesta perché impedisce il
regolare svolgimento delle attività scolastiche e sottrae gli spazi alla loro funzione educativa.

La decisione di occupare è stata assunta da una parte degli studenti, senza un confronto realmente
condiviso con l’intera popolazione scolastica. Non risulta, pertanto, fondata la pretesa di
rappresentare automaticamente la volontà di tutti.


A conferma della pluralità di posizioni presenti all’interno della comunità studentesca, è pervenuta
alla scrivente una lettera sottoscritta da un altro gruppo di studenti, nella quale gli stessi esprimono
e formalizzano la propria «assoluta dissociazione da quanto avvenuto nella mattinata odierna».
E’ particolarmente significativo che alcuni studenti abbiano sentito l’esigenza di manifestare
apertamente una posizione diversa, esercitando il proprio diritto di espressione e rivendicando, al
tempo stesso, il diritto a non essere identificati con decisioni e comportamenti che non condividono.
È un’ulteriore dimostrazione del fatto che la comunità studentesca non può essere rappresentata
come un insieme indistinto e che nessun gruppo può arrogarsi il diritto di parlare e decidere a nome
di tutti.


La democrazia non si esaurisce nell’affermazione delle proprie convinzioni: richiede il
riconoscimento delle posizioni diverse e il rispetto dei diritti di ciascuno.
Non si può rivendicare il rispetto dei diritti scegliendo modalità di protesta che finiscono per negare
il diritto degli altri a frequentare la scuola, a studiare e a partecipare alle attività formative.
Chi sceglie di occupare deve essere consapevole che le conseguenze della propria decisione
ricadono anche sui compagni che non hanno condiviso né sostenuto tale scelta. È questa una
responsabilità che non può essere ignorata.


Un ulteriore motivo di seria preoccupazione riguarda la sicurezza.
Gli stessi occupanti richiamano nel loro comunicato, giustamente, l’esigenza di strutture scolastiche
sicure, controllate e tutelate. Tuttavia, l’occupazione non autorizzata degli edifici scolastici
determina condizioni nelle quali non è possibile assicurare le ordinarie modalità di vigilanza e
controllo, esponendo studenti e ambienti scolastici a potenziali situazioni di rischio. In particolare,
la difficoltà di garantire un adeguato controllo degli accessi può favorire l’ingresso di persone
estranee alla comunità scolastica, con il conseguente rischio di furti, danneggiamenti e atti
vandalici.


Non si può rivendicare una scuola sicura e, contemporaneamente, adottare modalità di protesta che
rischiano di comprometterne la sicurezza e l’integrità.
Come Dirigente scolastico, sento particolarmente la responsabilità di richiamare l’attenzione su
questo aspetto, soprattutto in considerazione della presenza di studenti minorenni e della necessità
di tutelare l’incolumità delle persone e l’integrità degli ambienti scolastici che vogliamo tutelare.
Ritengo, inoltre, che l’occupazione così concepita rappresenti un’occasione perduta.
Non soltanto per i giorni di attività didattica sottratti agli studenti, ma soprattutto perché interrompe
e ostacola proprio quelle occasioni di approfondimento culturale, partecipazione e confronto che
potrebbero dare maggiore consapevolezza e forza alle istanze della protesta.

Avrei auspicato che gli studenti del Pansini, proprio in virtù del percorso educativo che
condividiamo, scegliessero modalità diverse per esprimere il proprio dissenso, dimostrando che è
possibile assumere posizioni anche fortemente critiche senza comprimere i diritti degli altri.
Esistono forme di mobilitazione, dibattito e partecipazione che consentono di sostenere le proprie
idee, sensibilizzare la comunità e promuovere un confronto autenticamente democratico.
La scuola è e deve rimanere il luogo privilegiato in cui tutto questo può avvenire.


Agli studenti che hanno promosso l’occupazione rivolgo pertanto un invito a riflettere sulle
conseguenze della propria scelta e a restituire al più presto la scuola alla sua funzione educativa.
Alle famiglie, parte della comunità educante, chiedo di essere al nostro fianco, condividendo con la
scuola la responsabilità di accompagnare i ragazzi verso forme di partecipazione consapevoli,
rispettose delle regole e dei diritti di tutti.


Da parte mia, confermo la piena disponibilità al dialogo e al confronto, nella convinzione che le
istanze degli studenti meritino ascolto e che le divergenze possano diventare occasioni di crescita,
purché siano affrontate nel rispetto reciproco e delle regole della convivenza democratica.
Il nostro compito è educare alla libertà, ma anche alla responsabilità; promuovere il pensiero critico,
ma anche il rispetto delle idee altrui; incoraggiare la partecipazione, ma senza dimenticare che ogni
diritto trova il proprio limite nel diritto dell’altro.


Il Pansini è una scuola aperta, inclusiva, attenta alla contemporaneità e al dialogo. È una scuola che
appartiene a tutti e che deve continuare a essere un luogo nel quale ciascuno possa trovare spazio,
ascolto e opportunità di crescita.


È questa l’identità che intendiamo difendere. Ed è in nome di questi stessi valori che auspico la
cessazione dell’occupazione e il rapido ripristino delle attività scolastiche.

La Dirigente Scolastica prof.ssa Albina Arpaia

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