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Il vicino 17 ottobre

Penso sia il momento adatto per riportare le mie idee su questo giornale, partendo da una data specifica: il 17 ottobre. Una data che si è avvicinata rapidamente e scommetto che buona parte delle persone non sappia neanche che cosa succeda esattamente in questo fatidico giorno né i motivi complessivi delle manifestazioni, che in effetti sono molto variegati e hanno subito varie aggiunte nel susseguirsi dei giorni di questo autunno di lotta. Per questo, ho trovato impellente la necessità di tracciare un iter cronologico di questa rivolta in incessante metamorfosi. Sicuramente, a meno che non viviate in una bolla con i tappi nelle orecchie, avrete sentito un po’ di fermento attorno a questa data, ma se non avete ancora capito perché, siete in tempo e, soprattutto, nel posto giusto.

Partiamo dal primo punto che, come vedo, sta provocando un po’ di confusione: c’entra con le rivolte studentesche in Francia? Questa domanda implica una doppia risposta. Logisticamente, no. Lo sciopero di massa è stato deciso ben prima dei movimenti studenteschi ed infatti ha uno scopo relativamente diverso, che è de facto quello di smuovere l’opinione pubblica sul carovita: in particolar modo sull’aumento del costo della benzina, sulla diminuzione del potere d’acquisto, sull’inflazione, sull’immobilità salariale e sul riarmo. Le rivolte studentesche in Francia hanno come data d’inizio, senza contare le lievi dimostrazioni di malcontento precedenti, il 20 settembre di quest’anno, mentre la data delle manifestazioni, seppure ufficializzata in seguito, girava tra i social tramite i “Gilet Gialli” già da prima. Qui però nasce da sé la seconda parte della risposta, perché, sebbene sorto per diversi motivi, lo sciopero ha inglobato in sé le rivendicazioni degli studenti dopo che loro stessi avevano deciso di unirsi nello stesso giorno alle stesse manifestazioni, rendendole una vera e propria rivolta sociale. Da questo insperato connubio tra studenti e lavoratori è emerso un nuovo slogan “Jeunes et jaunes” (giovani e gialli) per sottolineare l’universalità del movimento.

Ritornando al 17 ottobre, la Francia non è l’unico Paese che si unirà in protesta. In effetti per la prima volta possiamo attribuirci un primato: il primo Paese ad aver stabilito il 17 ottobre come data di sciopero ufficiale, è stata proprio l’Italia, in particolar modo la CGIL, ma la manifestazione concordata aveva in mente scopi e, soprattutto, limiti spaziali diversi. “La via maestra” è un iter di manifestazioni e scioperi di carattere intersindacale, nato nel 2023 e portato avanti dalla CGIL; il suo sottotitolo, “insieme per la Costituzione” ne esplicita correttamente lo scopo, ovvero quello di preservare la costituzione da effettive involuzioni anticostituzionali. Oltre a portare alla luce strenuamente le rivendicazioni del 17 ottobre parigino, essendo un movimento legato principalmente a ciò che è stato appena scritto, gli scioperanti si mostrano in aspro disaccordo con l’autonomia differenziata, le pressanti proposte avanzate in seguito al mancato consenso popolare della riforma Nordio, il Premierato e il, così viene sarcasticamente chiamato dall’opposizione, Melonellum, o più gentilmente e formalmente, Stabilicum1.

La manifestazione, ufficializzata il 12 settembre di quest’anno per il 17 ottobre a Roma, è stata un ottimo punto di partenza per le altre mobilitazioni italiane che avverranno in quella stessa data, seguendo il movimento “Italia in piazza”. C’è da dire però che il movimento non è direttamente collegato a “La via maestra”; e infatti risente maggiormente degli influssi del 17 ottobre dei “Gilet Gialli”, con i quali condivide i motivi dello sciopero, rispetto alla manifestazione nazionale, proprio, probabilmente, per la sua “unicità” che la rende quasi un evento a parte con le sue preoccupazioni giuridiche.

Ma in tutto ciò, dove rientrano gli studenti italiani? Anche per esperienza diretta, possiamo notare l’ondata di occupazioni nelle nostre scuole, rese possibili da un comune sentimento europeo di rivolta. Infatti l’Italia e la Francia verranno affiancate il 17 da molti altri Paesi (più o meno sindacalmente organizzati), come il Belgio, la Spagna, il Portogallo, la Germania, la Serbia e l’Albania, ma, anche se difficile da stabilire a priori, si dovrebbero prevedere moti insurrezionali anche altrove.

Ritornando al legame tra il malcontento studentesco italiano e il 17 ottobre, con amarezza lo si deve ammettere un po’ dubbio e instabile. Non ho interesse a entrare nel merito della nostra occupazione in questo articolo, perché non è il suo scopo, perciò non me ne dissocerò né me ne assocerò: il motivo per cui parlerò delle occupazioni italiane è per dimostrare ancora una volta la differenza tra la mentalità francese e quella italiana.

Abbiamo già tutti stabilito che “i francesi da sempre sono stati un popolo ribelle: loro ce l’hanno nel sangue, è ovvio che si comportino così” debba essere lo slogan di questo autunno di fuoco. Uno slogan che però sembra servire, più che a fare i dovuti complimenti a loro, a difendere da attacchi morali il nostro spirito anti-interventista. Uno spirito che non è sempre stato tale: dunque abbiamo anche scartato l’ipotesi fantasmagorica secondo cui i valori rivoluzionari vengano copiati nel DNA e tramandati alle generazioni successive, un’ipotesi che sminuisce la coscienza civica francese e ci fa, onestamente, passare per idioti. Ciò che cambia tra la Francia e noi è che i francesi dimostrano ogni giorno di credere sia nell’importanza dei pensieri del singolo sia di quelli del singolo integrato nella massa e non sono spaventati all’idea di dare inizio a qualcosa che ne provi la validità. Per i francesi, ha il proprio valore essere una singola goccia nell’oceano, e non si riducono all’idea di essere impotenti perché tali, ma, anzi, capiscono che intorno a loro ci sono altri milioni di gocce con cui potersi riunire e chiamarsi gruppo. Noi invece, corrotti da un dilagante cinismo, pensiamo di essere soli contro il mondo, un mondo che tra l’altro non ascolta, e che dunque parlare sia inevitabilmente inutile.

Non tutte le scuole italiane scenderanno in piazza il 17 ottobre, e gli studenti che lo faranno, probabilmente non ci entreranno come parte di una scuola ma come singoli manifestanti. La differenza sostanziale tra le occupazioni italiane e i movimenti francesi è che mentre loro escono dalle scuole per mostrarsi al mondo come cittadini pensanti, muniti di una coscienza civile attiva, noi, nelle scuole, ci barrichiamo e spesso non sappiamo nemmeno cosa succede all’esterno, né, cosa più grave, ci interessa più di tanto. Senza dare il dovuto peso civile al nostro gesto, questo rischia di diventare un’inutile azione finalizzata al mero divertimento giovanile.

Come ho già detto, non ho intenzione di dire se l’occupazione sia una cosa civicamente giusta o sbagliata, ma vorrei solo proporre cosa fare adesso. Ai miei compagni, tutti quanti, vorrei rivolgere un appello: se avete deciso di occupare con coscienza, allora mostratevi cittadini attivi, propositivi, parlate, discutete, lottate per quello che vi sta a cuore e, soprattutto, scendete in piazza Garibaldi oggi, fate capire a chi vi circonda che per voi il vostro futuro non è un gioco, non rendete il culmine della vostra presa di coscienza delle catene ad una scuola; se invece vi rendete conto che avete occupato solo per gioco, spero vivamente di avervi lasciato, con questo articolo, uno spunto di riflessione interessante.

Sperando che questo articolo sia accolto benevolmente da tutti con la democrazia nel cuore e il pacifismo nella mente,

mi auguro di trovarvi al prossimo spunto (e sicuramente in piazza),

in fede il/la vostr* compagn* di banco.

 

  1. Essendo complesso spiegare Premierato e Stabilicum in un articolo che non riguarda strettamente questi due concetti, si consiglia una ricerca a carico del lettore, in attesa che io riesca a scrivere un articolo – che, prometto, arriverà al più presto – sull’argomento.

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