Olocausto

di  Martina Bruno I D

La penicillina e i gruppi sanguigni, l’automobile a benzina e l’aereo, il cinema, Jonas e Picasso. Insomma il progresso è la parola d’ordine del ‘900, caratterizzato da incredibili progressi scientifici e tecnologici, medici e artistici. È stato il secolo delle innovazioni ma anche un secolo di lotte politiche e sociali ma anche un secolo di guerre e sofferenza. Una delle pagine più nere della storia del Novecento è senza dubbio quella  della Shoah, dall’ebraico e significa “catastrofe”, anni in cui l’Umanità è stata capace di scagliarsi contro i suoi simili, con l’unico intento di eliminarli. Tale avvenimento è conosciuto anche come Olocausto, che trae origine dal greco “ολοκαυστος” e vuol dire “bruciato interamente” ma tradotto in numeri vuol dire 6 milioni di ebrei morti nei lager, almeno 300.000 Rom e Sinti morti nei campi di concentramento (anche se altre stime riportano cifre che potrebbero raggiungere le 800.000 vittime), 300.000 esseri umani affetti da qualche tipo di disabilità fisica o mentale uccisi poiché improduttivi, 100.000 oppositori politici del regime nazista, 25.000 omosessuali e 5.000 testimoni di Geova.

Numeri. Semplici numeri. Ecco cosa sembrano. Numeri che un tempo hanno amato un uomo o una donna, hanno odiato, hanno creduto in un Dio o in un altro, sono nati con problemi celebrali o fisici. Uomini e donne la cui vita è stata spezzata, bambine e bambini che hanno smesso di essere tali, i cui occhi hanno visto tante barbarie e tanta sofferenza da perdere l’innocenza o addirittura la vita.

Ci troviamo nella Germania nazista,  la Germania di Adolf Hitler, dove si predicava la superiorità della razza ariana, dove si diffondeva l’odio verso la “razza inferiore”, gli ebrei. Vennero così introdotte leggi razziali, con le quali gli ebrei venivano privati di tutto ciò che possedevano, poi si pensò ad un’emigrazione, rendendo loro intollerabili le condizioni di vita attraverso una legislazione sempre più oppressiva. Si parla in questo periodo della “fuga dei cervelli” quando menti geniali come Albert Einstein, dovettero scappare dalla Germania nazista e rifugiarsi negli USA. Inizialmente questo piano funzionò, ma con l’espansione del Terzo Raich in Polonia ed in altri paesi dell’est, i non-ariani aumentavano sempre più, così Hitler ed i nazisti dovettero ripiegare sulla “gettizzazione dell’Est”, ossia la deportazione degli ebrei europei all’est, concentrandoli nei territori polacchi occupati. Ma andando avanti con tale processo si sarebbe arrivati ad una Polonia-ebrea, ovvero ad un paese-ghetto  e non un paese dove i tedeschi potevano insediarsi, così si arrivò alla “soluzione finale”. Si iniziò ad applicare nel concreto un piano di eliminazione di massa nei campi di concentramento. Gli ebrei arrestati venivano legati l’un l’altro, portati nella stazione ferroviaria più vicina e si facevano salire su vagoni merci. Il viaggio era molto lungo e durante il tragitto morivano molte persone per fame e malattie. Alla fine del viaggio il treno entrava direttamente nel campo di concentramento dove i prigionieri venivano scaricati come se fossero merce o bestiame. Venivano allineati, registrati, divisi per categorie, veniva loro tatuato un numero sul braccio per identificarli ed infine mandati a lavorare. Quelli che non potevano lavorare venivano mandati direttamente nelle camera a gas o sottoposti ad esperimenti chirurgici e poi eliminati. Tra gli esperimenti più tristemente famosi vi sono: le dosi massicce di testosterone agli uomini omosessuali, le iniezioni di una sostanza caustica nelle tube di Falloppio al fine di sterilizzare e gli esperimenti su gemelli monozigotici, su bambini morti per un iniezione di cloroformio al cuore.

Il 27 Gennaio del 1945 l’esercito sovietico apriva i cancelli di Auschwitz, il più grande dei campi di concentramento costruiti dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Aprivano gli occhi ad un mondo che non aveva visto o non aveva voluto vedere, portando i responsabili materiali del più grande omicidio di massa della storia alla luce.

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