Tante emozioni, ma solo un punto

di Pietro Aldo Mocerino (IIG)

Nemmeno contro la Roma il Napoli riesce a ritrovarsi. Al ‘Maradona’ va in scena un match emozionante e vivace, ma al fischio di chiusura gli azzurri, ancora una volta, si ritrovano con un pugno di mosche in mano. Un po’ per colpa degli episodi, ma anche per loro demerito, visto che, ormai, a far da minimo comune denominatore dell’intera stagione partenopea è la solita inconcludenza. Calzona ritrova Olivera ed inserisce nell’undici di partenza Cajuste, per dare maggiore consistenza alla mediana. La Roma, almeno all’inizio, non sta a guardare e già al 5’, con un colpo di testa di Pellegrini di un soffio alto sull’incrocio, sfiora il gol. Col passare dei minuti, però, il Napoli cresce e assume stabilmente l’iniziativa, ma deve fare i conti col portiere giallorosso Svilar, in giornata di grazia, che in due occasioni (19’ e 29’) si oppone alla grande, prima a Di Lorenzo con un’uscita disperata e, poi, ad Osimhen, sfuggito alla guardia ferrea di Ndicka. Ma la vera palla-gol è quella che Anguissa, involatosi tutto solo verso la porta avversaria, sciupa calciando incredibilmente in curva dopo essere penetrato in area (35’). Di nuovo Svilar protagonista appena quattro minuti dopo, quando sventa con la mano un tiro a giro dal limite di Kvaratskhelia, che, allo scadere del primo tempo, serve su punizione al centro dell’area, dove Di Lorenzo, spizzando di testa, sfiora il palo. L’impressione è che il Napoli sciupi troppo e la conferma arriva puntuale al 57’, quando Juan Jesus, in affannoso recupero su Azmoun, lo tocca, per un rigore trasformato impeccabilmente da Dybala. Anche stavolta il solito copione, con gli azzurri che, dopo aver mancato più volte la rete, si ritrovano a rincorrere i rivali. Fortuna vuole che, al 64’, il Napoli riesca a pareggiare grazie ad una caparbia iniziativa di Olivera, il cui tiro da fuori area è sporcato da Kristensen e beffa Svilar. Appena un minuto dopo è Osimhen ad andare vicino al raddoppio, imitato immediatamente da Pellegrini, che impegna Meret in una respinta spettacolare in tuffo. Gli risponde sempre Svilar, che salva con la mano destra su tentativo di uno scatenato Osimhen in fuga solitaria (73’). Tutti si aspettano che il pallone, prima o poi, si decida ad entrare, ma anche stavolta bisogna fare i conti con il brivido, perché l’arbitro Sozza prima non si accorge di un fallo di Renato Sanches su Kvara appena entrato in area, poi deve andare a rivedere l’azione al monitor per decidersi ad assegnare il penalty, trasformato con freddezza da Osimhen (84’). Finita qui? Nemmeno a parlarne, perché a due minuti dal 90’, sugli sviluppi di un corner di Dybala, Abraham, entrato in campo al posto di Azmoun, infila sotto misura tra le proteste dei partenopei per un fuorigioco che il Var, però, dimostra inesistente perché il tacco di Di Lorenzo tiene in gioco la punta giallorossa. Finisce così, con gli azzurri sotto gli spalti davanti ai tifosi, per raccogliere, stavolta, non i fischi, ma solo l’enorme delusione del pubblico per un pari che lascia tanto amaro in bocca.

 

Questa la pagella degli uomini di Calzona:

Meret 6: bravo a neutralizzare una bordata di Pellegrini, ma forse è leggermente fuori posizione sul pari definitivo di Abraham.

Di Lorenzo 6: stavolta l’asse con Politano sulla destra funziona meglio che in passato, purtroppo dalle sue incursioni non nasce nessun episodio decisivo.

Rrahmani 6,5: nella retroguardia è quello che appare più determinato, non commette particolari errori.

Juan Jesus 5: finché la pressione romanista non aumenta, regge bene, poi una sua ingenuità frutta ai giallorossi il vantaggio iniziale.

Olivera 6,5: spinge molto, da un suo sganciamento offensivo nasce il pari azzurro.

Anguissa 5: ci mette la prestanza fisica, ma non dimostra la freddezza necessaria quando tra i piedi gli capita il pallone del possibile vantaggio nel primo tempo.

Lobotka 5,5: se anche lui, che è il cervello della squadra, va talvolta in affanno e diventa impreciso, allora il problema attuale del Napoli è proprio quello della mancanza della mentalità giusta.

Cajuste 6: tra i centrocampisti si segnala per intraprendenza, non che combini sfracelli, ma almeno prova a dare il suo contributo.

Politano 6,5: ancora una volta tra i migliori, è quello che tenta di imprimere alla manovra il cambio di passo, esce per lasciare il posto a Ngonge.

Osimhen 6,5: ci prova in più di un’occasione, la rabbia agonistica c’è, ma difetta di lucidità, tuttavia si assume la responsabilità di trasformare (bene) il rigore del pari momentaneo.

Kvaratskhelia 6: certe volte sembra voler giocare da solo, s’intestardisce nel dribbling e nella conclusione a rete, ma dipinge uno spettacolare tiro a giro che è sventato da uno Svilar fenomenale.

Ngonge 6: entra per vivacizzare le offensive azzurre e dà il suo apporto. Traoré, Raspadori ed Østigård: s.v.

Calzona 6: indovina la mossa Olivera, convince fino ad un certo punto l’innesto iniziale, forse troppo prudente, di Cajuste; la sensazione è che si affidi più alle circostanze ed agli estri individuali che ad una strategia veramente razionale, in grado di incarnare la sua concezione di gioco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.