Delusione da copione

di Pietro Aldo Mocerino (IIG)

Ci risiamo. Il Napoli incappa nell’ennesimo passo falso della stagione, stavolta col Frosinone che, per quanto a rischio retrocessione, la partita al ‘Maradona’ se l’è giocata tutta. Il risultato? Il solito finale, fischi dei tifosi e scuse dei calciatori sotto le curve. Uno spettacolo che si ripete e che, francamente, a questo punto risulta perfino banale. Gli azzurri si sono nuovamente smarriti nelle loro incertezze costitutive, nemmeno l’eurogol al 16’ di Politano – col suo consueto movimento a rientrare dalla destra per liberare il sinistro a giro che ha beffato Turati – ha donato sicurezza ad una squadra che, con l’andare dei minuti, ha lasciato spazio e manovra ai ciociari, che alla mezz’ora potevano pareggiare con un rigore scaturito da un intervento scomposto di Rrahmani su Cheddira: dal dischetto Soulé, però, si faceva ipnotizzare da Meret e sciupava. Il pericolo scampato non deve ingannare, per tutto il match gli uomini di Calzona sono apparsi poco lucidi e concreti, tanto che, nel giro di pochi minuti, per due volte (14’ e 20’) Osimhen ha mancato il gol solo davanti al portiere ospite, prima sprecando un assist di Kvaratskhelia, poi concludendo nel peggiore dei modi una fuga solitaria. Senza dimenticare che pure Zielinski di testa su cross dell’incontenibile Politano (33’) ha sfiorato il gol, mentre Cheddira, sull’altro versante, ha chiamato Meret ad una respinta di pugno due minuti dopo. Nella ripresa i rimpianti azzurri aumentano, ancora Osimhen s’invola verso la porta e prova il pallonetto (47’), ma Turati e Romagnoli, in concorso tra di loro, sventano ancora la minaccia. È il presagio di quanto i tifosi temono sugli spalti, perché poco dopo (50’) Meret s’imbambola in piena area con il pallone tra i piedi, consentendo a Soulé di approfittarne per servire Cheddira, che pareggia. A questo punto è Kvicha che prova a risvegliare i suoi, con due conclusioni dal limite in successione (62’ e 63’), sulla seconda, effettuata di controbalzo, Osimhen supera tutti, anche il fuorigioco, e si fa trovare pronto ad insaccare. Nuovo vantaggio e nuova doccia fredda, perché, mentre il Napoli s’illude di averla finalmente spuntata, i laziali lo raggiungono ancora dieci minuti più tardi, quando Mario Rui non contiene sulla destra Zortea, lesto a crossare al bacio per il solito Cheddira, che con un’incornata perfetta ed indisturbata sigla la sua personale doppietta. Tra l’infortunio di Politano, l’unico in grado di fare la differenza, ed i cambi tardivi e discutibili di Calzona, si arriva alla nuova conferma della fragilità difensiva dei partenopei, che all’83’ rischiano addirittura di perdere, se non fosse che Meret, di piede, salva su un tocco ravvicinato di Seck. A questo si aggiunga che Di Lorenzo, in pieno recupero, liberato in area da Osi, preferisce passare la sfera a Simeone, marcato da due avversari, invece di tentare la puntata a rete. Come a dire: tutto giusto, sia i fischi che le scuse per un pari non solo imposto da una punta che, va ricordato, è in prestito al Frosinone proprio dal Napoli, ma che è reso ancora più indigesto dalla frenata generale delle rivali che, attualmente, occupano i posti utili per l’Europa che conta. Insomma, peggio di così non poteva andare.

 

Questa la pagella degli uomini di Calzona:

Meret 5: para un penalty e sventa un gol fatto su Seck, ma con una dormita clamorosa propizia il primo pari ciociaro e non accenna al minimo movimento sul secondo.

Di Lorenzo 5: ormai è l’ombra del migliore terzino del campionato italiano, in più, da vero capitano timoroso, non trova il coraggio di concludere nell’ultima occasione a disposizione dei suoi.

Rrahmani 5: frana su Cheddira e causa il rigore, poi fallito, ma dà sempre l’impressione di non sapersi risolvere su cosa fare quando la pressione offensiva avversaria aumenta.

Østigård 5,5: si perde Cheddira sul secondo pari, anche se, tra i difensori, appare il meno incerto.

Mario Rui 4: semplicemente disastroso, sia perché non prende mai le misure a Zortea, sia per un’espulsione annunciata, visto il nervosismo da lui palesato in tutta la ripresa.

Anguissa 5,5: fino ad un certo punto sembrava giocare incontrastato, ma col passare del tempo si è eclissato.

Lobotka 5,5: il suo giudizio fotocopia quello su Anguissa, peccato, perché sembrava essere tornato ai suoi livelli.

Zielinski 5,5: sfiora la rete e tenta di dare estro alla manovra d’attacco, poi appassisce.

Politano 7: in assoluto il migliore in campo, sia per il talento che per l’impegno messi in mostra, si arrende solo ad un malanno muscolare.

Osimhen 5: un voto in più per il gol, ma i due che ha fallito faccia a faccia con Turati gridano ancora vendetta.

Kvaratskhelia 5,5: se non altro prova con qualche guizzo a rivitalizzare il Napoli, ma da lui è lecito attendersi molto più di qualche acuto occasionale.

Cajuste, Raspadori e Simeone: s.v.

Calzona 5: passi la mossa Mario Rui invece di Mazzocchi, forse obbligata per ragioni gerarchiche all’inizio, ma poi non più giustificabile quando, nel corso del match, si è visto che il portoghese mai riusciva a frenare Zortea e manifestava chiari segnali di nervosismo. In più attende troppo per cambiare con le sostituzioni la fisionomia del match, peraltro scegliendo di far entrare Cajuste, che non possiede affatto le caratteristiche dell’uomo in grado di mutare le sorti dell’incontro. Resta un mistero la ragione per la quale seguita a non utilizzare tutti i cinque cambi a disposizione.

 

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