Oscure presenze nella palude di Marais Swamp Thing (USA, 2019)

del prof. Celot

Breve ma necessaria premessa fumettologica. Dunque: nel 1972 iniziano le pubblicazioni
regolari di un albo della DC Comics il cui protagonista è Swamp Thing, una creatura mostruosa che
vive in una palude della Louisiana. In realtà, l’essere, un mostro di fango e vegetazione, è Alec
Holland, uno scienziato che sta compiendo ricerche rivoluzionarie per l’accrescimento delle piante
insieme alla moglie Linda: in seguito ad un’esplosione causata da un tentativo di sabotarne le ricerche,
Alec è catapultato nelle acque della palude, da cui riemerge trasformato nella creatura mostruosa, forse
a causa della reazione biochimica tra i composti da lui scoperti e l’acqua della stessa palude. Dopo una
breve stagione di entusiasmo da parte dei lettori, le storie perdono progressivamente presa sul pubblico
e le pubblicazioni chiudono nel 1976 dopo 24 numeri. A partire dal 1982, però, il curatore della testata
affida al giovane e geniale Alan Moore (esatto, il GRANDE Alan Moore, l’autore di Watchmen, V per
Vendetta e From Hell) e ai disegnatori Bissette e Totleben il compito di fare rinascere e dare nuova
linfa (è il caso di dirlo…) al personaggio: con il numero 21 della nuova serie (The Saga of Swamp
Thing), l’episodio “Lezione di anatomia”, Moore opera una sorta di “rivoluzione copernicana” nella
storyline e fa della Cosa Verde non un uomo che si è trasformato in una pianta ma “una pianta che
crede di essere un uomo”. In altre parole, Holland è morto, ma la sua coscienza e la sua memoria gli
sono sopravvissute “infettando” la vegetazione della palude che è diventata autocosciente. Un
rovesciamento geniale che apre alla narrazione infinite possibilità di svolgimento. I primi otto dei dieci
episodi della serie di Amazon Prime rappresentano, in buona sostanza, il prequel della vicenda, Swamp
Thing prima di Alan Moore; il nono e il decimo ne raccontano il nuovo inizio.
Alec Holland è un giovane scienziato alle dipendenze del villain di turno, Avery Sunderland, un
uomo ossessionato dalla palude che circonda la cittadina di Marais in Louisiana fin da quando, ancora
bambino, vide il padre morire orribilmente straziato dalla vegetazione paludosa. Holland scopre che le
acque della palude hanno proprietà mutagene e utilizza degli acceleratori biochimici per produrre
sostanze che potrebbero produrre risultati sensazionali nella cura delle malattie degenerative e cambiare
così la storia della medicina; mentre Sunderland è interessato esclusivamente ai profitti che ne
deriverebbero. Nel frattempo, però, a Marais si diffonde una strana epidemia che Abby Arcane,
un’epidemiologa originaria di Marais da cui se n’è andata anni prima, mette immediatamente in
relazione con la misteriosa morte di un uomo avvenuta proprio nella palude. Nessuno le crede, tranne
lo stesso Holland che, durante una delle sue ricognizioni notturne nelle acque fangose di Bayou, viene
preso a fucilate da un misterioso killer: caduto in acqua, ne riemerge completamente trasformato in
“qualcosa”…
Altri personaggi comprimari compariranno nel corso della vicenda (lo scienziato John
Woodrue, la sceriffa Cable, la giornalista Tremayne, la veggente Xanadu), ma qui interessa soffermarci
su altre questioni, sullo “spirito” che anima la storia della Cosa Verde nelle mani di Alan Moore, spirito
che solo a tratti, e in particolare nel finale di stagione, ha animato la scrittura della serie di Amazon
Prime. Il rovesciamento di prospettiva di cui si diceva sopra, la trasformazione di Alec Holland da
ibrido essere mostruoso della serie originale a espressione concreta della coscienza del mondo vegetale
consente a Moore di esprimere le proprie idee sull’ecologia (attenzione: siamo negli anni ’80, Moore è
avanti di almeno un ventennio sull’immaginario collettivo e le sue preoccupazioni), sull’uso della
tecnologia, sulle implicazioni politiche che ne derivano (il suo capolavoro, Watchmen, del 1986, è una riflessione distopica su potere e tecnologia nucleare): insomma, un totale rinnovamento rispetto alla storia di un essere mezzo uomo e mezza pianta che si deve vendicare di chi lo ha ridotto ad una
creatura mostruosa (infatti, non a caso, la serie a fumetti originale durò pochi numeri, dopo di che si
chiuse per esaurimento e mancanza di idee). La serie tv recepisce solo in parte la filosofia di Moore:
alcune battute sono sì dedicate ai commenti di Swamp Thing sul male commesso dagli umani nei
confronti del mondo vegetale, ma sono brevi intermezzi in una vicenda che appartiene ad un genere
(questo sì!) ibrido, tra crime e horror. D’altra parte, non poteva essere diversamente per un prodotto
pensato innanzitutto per l’intrattenimento e non certo per sollevare speculazioni filosofiche…e lo stesso
dicasi per l’altra questione centrale nella scrittura di Moore, cioè quella dell’identità e della coscienza
di sé: solo nell’albo 24 della nuova serie la Cosa Verde prende consapevolezza di non essere Alec
Holland ma, appunto, la Cosa della Palude, e questa autoconsapevolezza arriva dopo un lungo e
tormentato percorso fatto di visioni, tracce di memorie passate, confronti drammatici con i perversi
violentatori della natura; mentre nella serie tv la questione si risolve tutta con il ritrovamento del
cadavere di Holland da parte di Swamp Thing che è costretto a prendere atto della propria morte.
Invece, piacerà alle anime belle e romantiche la rivisitazione – inevitabile – del mito della Bella
e della Bestia, giacché Abby, la scienziata che per prima verrà a conoscenza del segreto di Alec, e la
stessa Cosa Verde, vivente incarnazione della coscienza di Holland, intesseranno una relazione di
amicizia/amore resa ancor più complicata dall’intrecciarsi di interessi economici, vecchie ruggini di
paese e l’immancabile mad-doctor antagonista della Cosa-Eroe. Insomma, una serie che si fa vedere
per il ritmo sostenuto, gli effetti speciali, l’atmosfera cupa e oppressiva, gli altarini e la corruzione che
l’epidemia e la sconvolgente presenza nella palude faranno venire alla luce (Twin Peaks docet…) e che
gli aficionados del personaggio della DC Comics apprezzeranno sicuramente.
Notevole anche la realizzazione grafica della Cosa: imponente, inquietante, perfettamente
integrata nell’ambiente circostante ma con un’anima e un volto che riescono ad esprimere l’ampio arco
delle sensazioni e dei sentimenti che la attraversano e la motivano ad accettare su di sé il peso della
lotta contro il Male, che in questo caso non è il monstrum ma l’Uomo stesso. La Natura,
semplicemente, si ribella all’homo tecnologicus e si riprende ciò che è suo eliminando il parassita che
la infesta e la distrugge attraverso l’inquinamento ambientale.
Consiglio finale: imperdibili sono i volumi della Panini che raccolgono tutte le storie di Swamp
Thing scritte da Alan Moore, quattro volumi rilegati a colori in cofanetto. Costano un botto, ma ne vale
davvero la pena…

P.S.: attenzione ai titoli di coda dell’episodio 1×10…chi è l’inquietante presenza che si palesa
nell’ultima sequenza? Lo saprà solo chi leggerà gli albi a fumetti, perché la serie è stata cancellata.

Swamp Thing (id.), USA 2019
Stagione 1 (ep.1-10)
Distribuzione: Amazon Prime Video

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